Super-io, Es, SELF (Management): Strategie di carriera

A cura di Maria Giovanna de Marino

Revisione di Davide Di Tonno

Lo scenario del mondo del lavoro attuale richiede il possesso di una lista infinita di skills con quei paroloni british che abbiam quasi dimenticato come si traducono in italiano. Fermarsi però al mero elenco di quelle competenze che potremmo o no riconoscere in noi stessi, non è affatto una pratica vincente.

La strategia vincente

La consapevolezza del sé, l’essere artefici e sostenitori di sé stessi rappresenta una strategia concreta quando si cerca di emergere rispetto alla moltitudine di professionisti qualificati con la quale si è costantemente messi a confronto. Comprendere e applicare il self-management nel contesto lavorativo ci permette infatti di governare e direzionare al meglio la nostra carriera, come fossimo davvero i CEO di una compagnia che ha per nome il nostro. In senso più generale, è necessario decifrare che forma dare alle competenze e conoscenze personali in funzione di “renderci appetibili” e poter essere davvero la differenza.

Non si tratta semplicemente di conoscenze, competenze o credenziali adatte ad una certa posizione, ma di come ciascuno di questi significati possa essere tradotto nel mondo del lavoro, da un contesto ad un altro come, allo stesso modo, dall’istruzione al lavoro.

Self-management

La strategia chiave del self-management si basa in primis su un cambio di punto di vista, non più passivo ma attivo, in cui bisogna auto-osservarsi e auto-analizzarsi. Lo scopo di questo “scavarsi dentro” è riuscire a portare a galla i nostri punti di forza. Il modo per iniziare a cambiare punto di lettura del sé è proprio immaginarci nelle vesti di chi dovrebbe sceglierci, di un HR che in modo critico e obiettivo analizza la persona che ha di fronte, evidenziando punti di forza e “mancanze”, non viste come qualcosa da accettare malvolenti, ma come un gap che si può colmare, come una distanza tra il punto in cui si è ora e il punto che si vuole raggiungere. È proprio quando si riesce a maturare una versione oggettiva del sé che si diventa capaci di “maneggiare il sé” e di sviluppare un vantaggio competitivo nella moltitudine.

Il self-management comprende diverse abilità come il self-control, la self-regulation e il self-learning.

  • Il self-control ci lascia lo spazio di decidere comunque noi la destinazione, definendoci naturalmente degli obiettivi
  • La self-regulation rappresenta invece il modo concreto con la quale raggiungere la meta (quali comportamenti e azioni dobbiamo attuare per riuscire nel nostro obiettivo?)
  • Il self-learning infine è la capacità di imparare ad imparare, ovvero saper comprendere come impariamo, perché quando saremo davanti ad uno di “quei gap”, imparare è uno degli strumenti più forti che avremo tra le mani per poter superare quell’ostacolo

Scandagliare per bene ciascuno di questi aspetti avrà come obiettivo finale la possibilità di allineare i nostri valori a quelli della posizione lavorativa che ci interessa.

La svolta è fare uno sforzo, smetterla di pensare “inside the box”, cambiare il punto di vista lasciandosi il tempo di pensare a noi stessi, ai nostri valori e alla nostra missione. E dopo aver riconosciuto in noi ciascuno di questi, cercare di fare un ulteriore sforzo per definire i goal; non con una frase generica, ma con una missione alla quale attribuire una data, una scadenza. Scriversi la propria missione su un post-it da guardare ogni giorno per non deragliare mai rispetto alla destinazione.

Dalla teoria alla pratica

Da un punto di vista più pratico, bisogna individuare i fattori chiave, cioè i fattori che permettono ad un’azienda di avere successo, perché questo passo è fondamentale per comprendere quali sono le competenze in linea con quella prospettiva di successo, e ci forniscono quindi una percezione migliore di ciò che cerchiamo per noi stessi e di ciò che un’azienda cercherebbe in noi. Un modo concreto per poterlo fare sarebbe quello di approfondire quali sono le competenze e le conoscenze che hanno permesso agli attuali professionisti di un settore di raggiungere una determinata posizione lavorativa. Questo piccolo passo infatti potrebbe aiutarci a definire il nostro SWOT: Strenghts, Weakenesses, Opportunities, Threats.

Rispettivamente:

  • i punti di forza (strenghts) che troviamo in comune rispetto alla job description;
  • le debolezze (weakenesses), ovvero qualcosa che ci manca o in cui non eccelliamo per la quale è necessario definire un piano strategico in modo da compensarla;
  • le opportunità (opportunities), situazioni che ci permettono di migliorare le nostre competenze (qualsiasi esse siano);
  • le minacce (threats), ovvero quegli elementi che potrebbero mettere in pericolo il nostro progetto e che quindi dobbiamo essere critici e obiettivi nel saper riconoscere e controllare.

Questa introspezione ci garantirà di sicuro un vantaggio, ci permetterà di acquisire la capacità di traslare ciò che siamo e che ci caratterizza, in favore della missione e destinazione che sceglieremo.

Conclusioni

Esistono variegati modi concreti per praticare il self-management e vale davvero la pena di scriverli su un foglio di carta e tenerli sempre a portata di mano (verba volant, scripta manent):

  1. Creare un skills portfolio in cui si elencano le competenze che si hanno e/o che si vogliono acquisire, spezzettandole in tanti piccoli task alle quali attribuire un valore sia per la padronanza che ci riconosciamo, sia per l’importanza che quel task ha “in modo assoluto”;
  2. Con la stessa struttura, definire un’analisi delle competenze, partendo dalla competenza in generale e definendo gli aspetti che la definiscono e le caratteristiche di quella competenza;
  3. Strutturare ed elencare i tratti della nostra personalità in modo critico, definendo: area, caratteri personali, rilevanza per lo sviluppo della carriera;
  4. Delineare i goal di carriera ponendosi domande strategiche e rispondendo in modo onesto ma vincente.

Ed in ultimo…in bocca al lupo!

Maria Giovanna de Marino

https://www.linkedin.com/in/maria-giovanna-de-marino

Attualmente dottoranda in medicina sperimentale e traslazione (focus in Epigenetica del Cancro), con la diffusione della pandemia mi sono avvicinata alla ricerca clinica, dissetando questo interesse grazie alla partecipazione al corso MissioneCRA. Questa esperienza mi ha permesso di appassionarmi ad un nuovo campo, per poter guardare la ricerca oncologica da un nuovo punto di vista.