Resoconto Webinar AFI. L’Impatto dell’emergenza Coronavirus sui pazienti coinvolti in sperimentazioni cliniche

A cura di Nicola Marzini

Revisione di Rosanna Dolce e Francesca Falasco

Per il progetto OsservatorioCOVID19.it oggi parliamo del recente meeting online organizzato da AFI (Associazione Farmaceutici Industria) in cui è stato affrontato l’impatto che l’emergenza Coronavirus ha avuto nel mondo della sperimentazione clinica, ed in cui sono intervenuti Lorenzo Cottini (AFI-High Research) e Giulio D’Alfonso (Osservatorio Trial).

Intervento di Lorenzo Cottini: cosa cambia per il paziente coinvolto in un protocollo durante l’emergenza COVID-19?

La gestione del farmaco sperimentale

Se normalmente il paziente deve recarsi in ospedale per ricevere il farmaco in sperimentazione, durante questo periodo sarà possibile spedire l’IMP, compatibilmente con la tipologia di farmaco, direttamente a casa del paziente. Le condizioni di trasporto dovranno essere comunque attentamente monitorate, soprattutto per quanto riguarda la temperatura del farmaco, mediante un corriere dedicato. Dove questo non sia possibile la farmacia ospedaliera e lo sponsor dovranno documentare la scelta di spedire il farmaco senza controllo temperatura. La conferma della consegna del farmaco potrà avvenire telefonicamente da parte del medico sperimentatore del centro. Viene consigliato comunque ai pazienti di conservare ogni contenitore del farmaco sperimentale, in modo tale che questi possano essere fisicamente riconsegnati al centro che potrà conteggiare correttamente e registrare l’assunzione del farmaco stesso.

Come cambia la gestione degli esami a cui sottoporre i pazienti?

Anche in questo caso il problema degli spostamenti diventa preminente. Se un paziente è troppo distante dal centro in cui è stato arruolato per la sperimentazione, fintanto che gli spostamenti saranno limitati, ci sarà la possibilità di effettuare gli esami come da protocollo ma presso un ospedale o un laboratorio più vicino all’abitazione del paziente stesso. Questo sarà possibile grazie ad accordi fra il centro sperimentale e le strutture che effettueranno tali prestazioni in sua vece.

Come avviene il controllo dei dati: monitoraggio da remoto

Gli spostamenti verso i vari ospedali durante questo periodo diventano complessi e dunque gli stessi monitor che effettuano il controllo sui dati per la sicurezza ed efficacia dei farmaci lo faranno essenzialmente da remoto, sempre nel rispetto delle norme di privacy e tramite strumenti di comunicazione comuni o dedicati al monitoraggio da remoto. La supervisione sui dati sarà inoltre garantita da controlli indipendenti, siano essi audit oppure ispezioni da parte delle autorità regolatorie.

AIFA: un grande lavoro per i pazienti e gli studi clinici

Viene sottolineata la rapidità di autorizzazione degli studi clinici per protocolli COVID-19 che caratterizza questa fase di emergenza. L’assetto organizzativo di AIFA in questo periodo permette una gestione piuttosto veloce delle richieste di autorizzazione, 114 sottomissioni infatti sono già state vagliate dal 17 marzo al 23 aprile, mantenendo comunque grande attenzione nella valutazione dei parametri di sicurezza dei potenziali studi. In pochi giorni AIFA restituisce una prima valutazione che sarà analizzata nuovamente dal comitato etico unico presso l’INMI Spallanzani.

Intervento di Giulio D’Alfonso: COVID-19 e sperimentazioni cliniche

L’intervento è stato mirato a fornire una panoramica sull’evoluzione e sull’attuale situazione delle sperimentazioni cliniche per COVID-19. Nella sua analisi, D’Alfonso descrive come nella fase iniziale dell’emergenza la maggior parte dei dati fossero orientati in larga parte a descrivere il numero degli infetti e/o dei decessi. L’approccio adottato da D’Alfonso è stato invece quello di iniziare a raccogliere elementi sulle sperimentazioni cliniche che man mano andavano aumentando e dare così voce “alla speranza anziché contare soltanto il numero dei decessi”. L’obiettivo è stato quindi quello di descrivere cosa si stesse facendo in tutto il mondo dal punto di vista delle sperimentazioni cliniche.

L’evoluzione degli studi clinici è stata poliedrica

Si è potuto notare, continua D’Alfonso, come inizialmente una grandissima parte degli studi fosse ristretta essenzialmente al territorio cinese e che il disegno predominante fosse di tipo osservazionale, con una varietà di trattamenti diversi, spesso riferiti anche alla medicina tradizionale cinese. L’evoluzione pandemica ha in seguito portato ad un’espansione internazionale degli studi, dapprima in Europa e poi nel resto del mondo. Al momento sono infatti circa 900 in totale gli studi attivi globalmente (dati riferiti al 20.04.2020) come pure in aumento è anche il numero complessivo di stati che vengono coinvolti nei trial clinici. L’adozione di disegni osservazionali adesso sembra essere più un’eccezione a fronte di un forte aumento degli studi interventistici, in differenti fasi di ricerca.

Estensione globale degli studi clinici, AFI
Estensione globale degli studi clinici. Infografica a cura di Giulio D’Alfonso, Osservatorio Trial, www.sperimentazionicliniche.it

Molti studi, molto diversi: il problema della rappresentatività

Come è intuibile, la portata dell’emergenza ha naturalmente sollecitato la nascita di molti studi così come molti sono anche i diversi trattamenti che vengono testati per dare una risposta terapeutica efficace ai pazienti. A fronte di questa situazione vengono espresse due considerazioni rilevanti:

  • i campioni analizzati sono spesso ridotti, anche in fasi più avanzate, a danno della rappresentatività dei campioni stessi nei confronti della popolazione
  • gli studi hanno disegni non omogenei

Dunque, nel momento in cui si renderanno disponibili i risultati delle sperimentazioni, la sfida sarà quella di superare alcune difficoltà di interpretazione dei dati stessi per comprendere l’efficacia rispetto ai vari trattamenti testati.

Una risposta a questa problematica è arrivata dall’OMS che ha avviato il Trial SOLIDARITY. Questo progetto, che coinvolge 70 paesi, nasce proprio per garantire condizioni omogenee durante lo svolgimento dei trials ed un campione numeroso di pazienti affetti da SARS-CoV-2. SOLIDARITY avrà un disegno randomizzato in aperto e di tipo adattivo, ossia sarà consentito aggiungere o eliminare bracci di trattamento se risulterà essere necessario a seguito delle analisi ad interim gestite da un Comitato globale per il monitoraggio dei dati e della sicurezza. Saranno messi a confronto i quattro trattamenti antivirali ritenuti al momento maggiormente promettenti:

  • REMDESIVIR: 200 mg come dose di carico al giorno 1 e 100 mg come dosi di mantenimento quotidiane fino al 10° giorno di trattamento
  • LOPINAVIR-RITONAVIR: 100 mg come dosi di mantenimento quotidiane fino al 10° giorno di trattamento e 400 mg Lopinavir/100 mg Ritonavir ogni 12h fino al 14° giorno
  • LOPINAVIR-RITONAVIR + IFNβ: 400 mg lopinavir/100 mg ritonavir ogni 12h fino al 14° giorno; 1 dose quotidiana intravenosa 10μg IFNβ per pazienti con necessità di ventilazione; 3 dosi settimanali sottocutanee 44μg IFNβ per pazienti senza necessità di ventilazione
  • CLOROCHINA o IDROSSICLOROCHINA: 2 somministrazioni di carico iniziali, 4 compresse, ogni 6h; 20 somministrazioni di mantenimento, 2 compresse, ogni 12h

Potranno essere arruolati soggetti adulti con età ≥ 18 anni ospedalizzati con COVID-19 moderata o severa. L’arruolamento sarà possibile con una procedura online semplificata sul portale dedicato dell’OMS comunicando dati e caratteristiche del paziente, comprese patologie preesistenti e grado di severità COVID-19 riscontrata, ed il Consenso Informato. Inoltre, lo sperimentatore comunicherà quale dei farmaci previsti dallo studio sono disponibili in loco presso la struttura ospedaliera. I criteri di esclusione prevedono la non eleggibilità di quei pazienti per i quali i farmaci in sperimentazione potrebbero avere potenziali controindicazioni a causa, ad esempio, di patologie preesistenti o trattamenti concomitanti. I pazienti arruolabili saranno randomizzati verso uno dei trattamenti in studio oppure verso la terapia standard locale tramite il medesimo sito web dell’OMS che assegnerà un ID per ogni paziente e confermerà in modo istantaneo il braccio di trattamento a cui il soggetto viene associato. Le informazioni di follow-up saranno comunicate sempre in modalità elettronica tramite il sito dell’OMS. Si prevede che lo studio SOLIDARITY si chiuda piuttosto velocemente. Grazie all’elevato numero di pazienti arruolati sarebbe infatti possibile raccogliere dati consistenti e a sufficienza in maniera rapida.

Autorizzazioni più rapide

Nuovamente si sottolinea il dato importante di questa emergenza che sta proprio nella rapidità con cui vengono autorizzati gli studi clinici. Un sistema autorizzativo dunque molto più efficiente in tempo di COVID-19 in cui si ha l’opportunità di riscoprire una nuova spinta di produttività e dinamicità per il futuro della ricerca clinica italiana spesso accusata di essere legata ad una farraginosità burocratica che ne rallenta gli sviluppi.

Vaccini: a che punto è la ricerca?

Un recente articolo pubblicato su Nature porta all’attenzione i seguenti dati: attualmente sono 115 i potenziali vaccini in fase di sviluppo dei quali 37 con attività non ancora confermata, 78 con provata attività. Di questi ultimi, 73 sono in fase preclinica mentre 5 sono già in sperimentazione clinica di Fase 1. I candidati promossi alla Fase 1 sono: mRNA1273 di Moderna, Ad5-nCoV di CanSino Biologicals, INO-4800 di Inovio Pharmaceuticals, LV-SMENP-DC e aAPC patogeno-specifico entrambi sviluppati dalloShenzhen Geno-Immune Medical Institute.In questo scenario, anche la ricerca italiana sta dando il suo contributo con potenziali vaccini sviluppati dalle aziende TAKIS, in collaborazione con l’INMI Spallanzani, e IRBM, in collaborazione con il Jenner Institute. Per ulteriori approfondimenti su questa tematica è possibile consultare l’articolo “Vaccino Coronavirus: Work in progress” presente sul portale OsservatorioCOVID19.it.

Nicola Marzini

https://www.linkedin.com/in/nicolamarzini/

Laureato in Biotecnologie presso l’Università degli Studi di Siena. La consapevolezza di come la Ricerca Clinica sia un’opportunità per molti pazienti mi ha spinto ad iniziare un percorso in questo settore tramite il corso di alta formazione Missione CRA (www.missionecra.com).