Le tipologie degli studi clinici di fase I

Gli studi clinici di fase I fanno parte del processo di sviluppo di un farmaco. Durante questi studi, il farmaco viene provato per la prima volta sull’uomo. Per questo rappresentano un passaggio molto delicato e critico, poiché si passa dalla sperimentazione sugli animali a quella sull’uomo.

In questo articolo vedremo insieme quali sono le tipologie degli studi clinici di fase I.

 

Tipologie degli studi clinici di fase I

 

Nell’immaginario comune, quando si parla di studi clinici di fase I, si pensa agli studi effettuati su poche decine di volontari sani. In realtà questa tipologia rappresenta una piccola quota degli studi clinici condotti oggigiorno. In Italia, per esempio, la maggior parte dei trial di fase I è effettuata su pazienti (secondo l’ultimo Rapporto AIFA, su 79 studi di fase I autorizzati nel 2017, 78 sono stati condotti su pazienti, 1 su pazienti e volontari sani e nessuno studio solo su volontari sani). Questo accade perché l’oncologia è una delle aree terapeutiche in cui sono svolti più studi in assoluto. I farmaci testati per queste patologie sono caratterizzati da un’elevata tossicità, per cui non è possibile studiarli su soggetti sani. Ciò significa che gli studi di fase I in oncologia sono generalmente effettuati su pazienti, spesso in fase avanzata della malattia e che non hanno alternative terapeutiche.

 

Studi first-in-human

 

Gli studi clinici di fase I in cui un farmaco viene testato per la prima volta in assoluto sull’uomo si chiamano first-in-human (FIH) o studi di fase Ia.

Tuttavia, tra gli studi first-in-human rientrano anche altre tipologie di studi. In particolare rientrano anche i casi in cui si valutano:

  • eccipienti mai impiegati nella formulazione;
  • nuove vie di somministrazione;
  • una nuova indicazione;
  • una posologia superiore rispetto a quella già approvata;
  • un farmaco già approvato in altri Paesi, ma con scarsi dati di safety.

In quest’ultimo caso, se un Promotore sottomette uno studio di fase II ad AIFA (l’Autorità Competente in Italia), la quale si accorge che gli studi di fase I avevano trattato pochi pazienti, o che i dati di safety non erano sufficienti, AIFA potrebbe teoricamente chiedere di eseguire uno studio di fase I.

In Europa, l’EMA ha pubblicato le linee guida sulle strategie per identificare e diminuire i rischi per gli studi first-in-human e gli studi di fase precoce con farmaci sperimentali. La prima versione è stata pubblicata nel 2007 e successivamente revisionata nel 2017.

 

Studi di fase Ib

 

Lo studio di fase Ib valuta una nuova associazione di farmaci. In genere si tratta di due farmaci già registrati che vengono associati insieme. Si conosce già l’evidenza terapeutica dei singoli farmaci, ma in questo caso si valuta una possibile sinergia nell’attività del farmaco, oppure si valuta se si verifica un incremento della tossicità. Se lo studio di fase I classico non si rivolge a una patologia specifica, gli studi di fase Ib prevedono la selezione di una popolazione di pazienti che potrebbe trarre beneficio da quei farmaci, poiché questi hanno già un’indicazione terapeutica specifica.

 

Studi di fase I/II e I/III

 

Questa tipologia di studi comprende studi combinati in cui un unico protocollo descrive le differenti fasi della sperimentazione. Pertanto, in questa tipologia non si osserva la classica divisione tra le fasi della ricerca clinica. La sperimentazione è eseguita senza interruzioni. Il vantaggio degli studi combinati è quello di ottenere risposte più velocemente, accorciando i tempi della sperimentazione e diminuendo il numero di soggetti partecipanti.

Gli studi combinati si effettuano quando ci sono forti evidenze sull’efficacia terapeutica del farmaco già nelle fasi precliniche e precoci del suo sviluppo. L’obiettivo degli studi combinati è quello di valutare sia la sicurezza del farmaco che la sua efficacia terapeutica. Pertanto questi studi saranno svolti su una popolazione di pazienti già selezionata.

 

Volontari sani

 

In Italia, gli studi di fase I sui volontari sani sono molto scarsi. Infatti, i centri sperimentali autocertificati per eseguire questo tipo di studi sono 8 (dati AIFA aggiornati a gennaio 2019). Infatti, i centri sperimentali che conducono studi clinici di fase I devono possedere i requisiti definiti dalla Determina AIFA n.809/2015. I requisiti per i centri sperimentali che effettuano studi sui volontari sani sono più stringenti. Per esempio, durante il nostro lavoro di consulenza per aiutare una pediatria ad ottenere i requisiti richiesti dalla determina, abbiamo fatto in modo che fosse previsto:

  • un’area ricreativa ben separata per i volontari;
  • un impianto di videosorveglianza per monitorare i soggetti durante il soggiorno all’interno dell’unità di fase I.

Attualmente risultano 16 sperimentazioni cliniche di fase I con farmaco condotte su volontari sani (dati di clinicaltrial.gov aggiornati al 10/01/2019). Questi numeri sono inferiori rispetto agli standard di altri Paesi dell’Unione Europea. Ciò è dovuto a molteplici fattori: per esempio, la presenza di pochi centri certificati in Italia per la conduzione di studi su volontari sani, ma soprattutto l’opinione pubblica e la cultura di massa, secondo le quali i volontari che prendono parte agli studi clinici sono considerati come “cavie”.

 

 

Se hai bisogno di supporto per ottenere i requisiti richiesti dalla determina AIFA contattami pure. Assieme a Stefano Lagravinese, fondatore del sito web CRAsecrets.com mi occupo di supportare i centri sperimentali nella creazione del sistema di qualità e delle Procedure Operative Standard.

Chiama per una telefonata non impegnativa al +39 393 8452301 o scrivi a phase1[chiocciolina]CRAsecrets.com

 

Giorgia Latteri