La sperimentazione clinica dei dispositivi medici nei nuovi Regolamenti europei – opportunità e elementi di criticità

A cura di Serena Damiani

Il 5 Giugno si è svolto a Roma il convegno “La sperimentazione clinica dei dispositivi medici nei nuovi Regolamenti europei – opportunità e elementi di criticità” promosso dalla SIFEIT, Società Italiana per gli Studi di Economia ed Etica sul Farmaco e sugli Interventi Terapeutici, con il patrocinio di Confindustria Dispositivi Medici.

 

L’evento ha rappresentato un’occasione per un’analisi condivisa delle possibili opportunità, ma anche degli elementi di criticità e delle sfide che l’industria italiana dei Dispositivi Medici (DM) deve affrontare alla luce delle novità apportate in tema di indagine clinica dai nuovi Regolamenti UE 2017/745 e UE2017/746.

 

La nuova normativa infatti prevede che, per ottenere la conformità ai requisiti essenziali di sicurezza e prestazione, le aziende produttrici debbano effettuare una valutazione clinica dei dati disponibili, ed eventualmente, se i dati non sono sufficienti, predisporre un’indagine clinica. L’indagine clinica è dunque determinante per dimostrare la conformità ed è un obbligo del fabbricante (art.10 del Regolamento UE 2017/745) come anche il Post Marketing Clinical Follow Up (PMCF), il processo continuo di aggiornamento della valutazione clinica e della relativa documentazione nelle normali condizioni d’uso. Nel caso del Dispositivi Medico Diagnostici in Vitro (IVDD) si parla invece di valutazione delle prestazioni, studi delle prestazioni e Post Marketing Performance Follow Up.

 

Il convegno, coordinato dal presidente della SIFEIT Giuseppe Assogna e dal presidente di Confindustria Dispositivi Medici Massimiliano Boggetti, si è aperto con alcune riflessioni dei due coordinatori riguardo alle cause che rendono il nostro Paese poco attrattivo per gli investimenti in sperimentazioni cliniche e sulle quali occorrerebbe intervenire come la programmazione degli acquisti su base regionale, la lunghezza dei tempi di valutazione e di avvio degli studi e il clima di disfiducia nel rapporto medico-industria.

 

Al Convegno sono intervenuti esperti provenienti dai vari settori coinvolti (settore legale, Industria, Comitati Etici).

 

Vincenzo Salvatore (Studio Legale Bonelli Erede e Università degli Studi dell’Insubria, Varese) ha analizzato i vantaggi e le motivazioni che hanno portato alla nascita del nuovo Regolamento. La scelta di questo strumento legislativo che, a differenza delle vecchie direttive, deve essere applicato in quanto tale e non necessita di essere recepito nei vari Paesi, permette una maggiore standardizzazione e cooperazione a livello Europeo a tutela della salute dei pazienti. Riguardo ai contenuti il nuovo MDR garantisce maggiori controlli lungo tutto il ciclo di vita del Dispositivo Medico attraverso una responsabilizzazione di tutti gli operatori della filiera, l’introduzione di sistemi per la tracciabilità, gli studi di Follow up e l’applicazione di un sistema sanzionatorio per chi non rispetta il Regolamento.

 

Salvatore ha ricordato che per i DM volutamente non è stata creata una commissione di valutazione pre-marketing ad hoc presso l’EMA sul modello dei farmaci a causa della loro rapida obsolescenza e dell’impossibilità per le aziende produttrici di attendere tempi lunghi di valutazione. Il nuovo regolamento punta invece direttamente a un rafforzamento generale dei controlli sugli Organismi Notificati, gli enti deputati alla valutazione e certificazione della conformità dei DM dalla quale dipende la possibilità di commercializzarli.

 

Guerino Fares (Docente di Diritto della Salute e del Farmaco presso l’Università di Roma Tre), ha contestualizzato il nuovo MDR nel quadro regolatorio nazionale con riferimento particolare al Documento di Governance e al Patto per la Salute (accordo stato-regioni). Fares ha evidenziato che  il Regolamento garantisce il buon funzionamento del mercato interno dei DM e stabilisce per la loro produzione e commercializzazione standard elevati di qualità e sicurezza per un adeguato livello di protezione della salute dei pazienti e degli utilizzatori.  La sua adozione deve peraltro osservare il principio di sussidiarietà sancito nei trattati europei nel rispetto dell’autonomia degli Stati Membri. Spettano ai legislatori dei singoli Stati Membri alcuni atti decisionali quali: l’inclusione o l’esclusione di alcuni prodotti nell’ambito di applicazione del Regolamento; l’individuazione delle Autorità competenti per la sorveglianza, per la responsabilità degli organismi notificati e per la valutazione delle domande a condurre un’indagine clinica; l’organizzazione dei comitati etici; la gestione degli sponsor; la sensibilizzazione degli operatori sanitari, degli utilizzatori e dei pazienti in merito all’importanza di segnalare qualsiasi incidente nell’utilizzazione dei dispositivi medici; la predisposizione di un sistema sanzionatorio per le violazioni delle disposizioni contenute nei Regolamenti; la determinazione della tariffe a livello nazionale.

 

Il documento in materia di Governance dei DM propone una nuova governance dei dispositivi medici, che mira all’efficiente allocazione delle risorse del SSN e alla sostenibilità dell’innovazione.

 

Lorenzo Terranova (Direttore Rapporti Istituzionali Confindustria Dispositivi Medici) ha presentato un’interessante indagine svolta da Assobiomedica (vecchio nome di Confindustria Dispositivi Medici) a Gennaio del 2019 sul grado di preparazione delle Aziende e delle Istituzioni al nuovo Regolamento relativamente alla parte delle indagini cliniche. Da questa survey è emersa, a livello dei Comitati Etici, una carenza di formazione tecnico-ingegneristica tra i componenti esperti nell’ambito dei DM, che impatta negativamente sui tempi di valutazione.  La maggior parte delle aziende che fanno indagini cliniche sui DM in Italia sono medie/grandi aziende; in generale prevalgono gli studi post-marketing e effettuati mediante un approccio multicentrico.

 

Le piccole aziende rischiano di essere tagliate fuori da un mercato che richiede una forte strutturazione e competenze adeguate alla gestione delle indagini cliniche, necessarie ai fini della commercializzazione dei DM. Si ravvisa quindi la necessità di una revisione degli aspetti critici, condivisa tra Ministero, Regioni e Confindustria per far fronte alle problematiche di carattere amministrativo, al basso numero di esperti nei CE e alla bassa numerosità delle indagini effettuate in precedenza.

 

Paolo Silvestri (Clinical Director di Cardionovum), ha analizzato l’impatto della valutazione clinica sulla dimostrazione della conformità dei DM ai requisiti essenziali di sicurezza e prestazione. Da questo punto di vista il nuovo Regolamento Europeo impone un approccio più sistematico e rigoroso rispetto alla vecchia direttiva che si traduce però anche in un maggiore impegno da parte delle aziende in termini di tempi e costi. Tuttavia tutto ciò, oltre a tutelare maggiormente il paziente, può rappresentare un’opportunità per l’Italia di rendersi competitiva grazie alla standardizzazione dei tempi di revisione ed approvazione. Silvestri ha riassunto le maggiori criticità dal punto di vista dell’azienda nei seguenti punti:

  • la riduzione delle probabilità di esenzione dall’indagine clinica attraverso la dimostrazione del principio di equivalenza con un altro dispositivo già in commercio prodotto da un altro fabbricante (la dimostrazione presuppone infatti sia l’accesso alla documentazione tecnica del DM dell’altro fabbricante concesso attraverso la stipula di un contratto sia l’attestazione presso gli Organismi Notificati che la valutazione clinica originale del DM di riferimento risponda ai criteri del nuovo regolamento);
  • i tempi, i costi e le risorse per le indagini cliniche e per il PMCF;
  • il piano per la transizione al nuovo Regolamento che include la revisione delle procedure aziendali e della valutazione clinica dei prodotti già marcati CE;
  • i tempi per la transizione dipendenti non solo dalle Aziende ma anche dagli Organismi Notificati.

 

Andrea Paolini (Comitato Etico Regione Toscana Area Vasta Sud Est), ha illustrato l’esperienza positiva presso il Comitato Etico Regione Toscana Area Vasta Sud Est della valutazione in parallelo degli aspetti amministrativi (valutazione dell’impatto aziendale) e contrattuali come strumento per ridurre i tempi necessari all’emissione del parere. Paolini ha sottolineato come tra gli studi che vengono sottoposti a valutazione, il rapporto sia ancora molto sbilanciato a favore degli studi sui farmaci rispetto a quelli sui DM e la difficoltà, nel caso dei dispositivi, di reperire come membri temporanei esperti ad hoc. Ha concluso il suo intervento auspicando una sinergia tra professionisti del SSN e dell’industria, in modo da favorire lo sviluppo di tecnologie che non solo siano in linea con le esigenze terapeutiche, ma anche inseribili all’interno del sistema sanitario.

 

Annarita Vestri (Vice Presidente Comitato Etico Sapienza, Roma) ha presentato una serie di esempi tratti da protocolli di studio in valutazione presso il CE dell’Università La Sapienza, che spesso risultano inadeguati e presentano lacune soprattutto dal punto di vista statistico.

 

Vincenza Ricciardi (Responsabile Affari Regolatori, Confindustria Dispositivi Medici) nell’intervento di chiusura ha messo in luce come nel nuovo Regolamento Europeo rispetto alla vecchia direttiva è stata data maggiore importanza alla pianificazione della valutazione clinica sia pre-marketing che post-marketing e, soprattutto, alla Post Marketing Surveillance, compreso il PMCF, come strumento  fondamentale nell’aggiornamento delle evidenze cliniche alla base della conformità ai requisiti generali di sicurezza e prestazione del prodotto. Successivamente ha delineato le condizioni imposte dal Regolamento per l’avvio e la conduzione dell’indagine clinica ovvero l’autorizzazione da parte dello Stato Membro dove si svolge l’indagine, l’assenza di parere negativo da parte del Comitato Etico istituito a livello nazionale, la determinazione dello Sponsor da parte dell’Unione, il Consenso Informato rilasciato dai soggetti e la definizione dei rischi e malesseri individuati nel piano di indagine e monitorati costantemente. Ha delineato gli step del processo di avvio alla sperimentazione sottolineando l’importanza dell’introduzione di EUDAMED, la banca dati dei dispositivi medici, non solo come strumento generale di coordinamento, ma anche come mezzo di trasparenza e responsabilizzazione di tutti gli stakeholder coinvolti compresi gli organismi di controllo, in quanto ognuno è chiamato a rispondere della propria attività attraverso questa interfaccia. Infine ha analizzato le attività aziendali preparatorie all’attuazione del nuovo Regolamento e quelle previste per adempiere agli obblighi della nuova normativa con le relative voci di spesa.

 

Giuseppe Assogna e Massimiliano Boggetti, a conclusione del convegno, hanno espresso soddisfazione per l’imminente applicazione del nuovo Regolamento come occasione di sviluppo attraverso una maggiore standardizzazione a livello europeo, ma con un monito verso la politica a cogliere quest’opportunità rendendo possibili tutte le misure necessarie a snellire i processi come la riduzione dei comitati etici, l’accorciamento dei tempi necessari per i contratti con i centri sperimentali e la standardizzazione documentale, a cominciare dai Consensi Informati. Incentivare la sperimentazione clinica in Italia infatti significa ampliare l’accesso dei pazienti alle cure, ridurre i costi legati a terapie croniche come quelle oncologiche, promuovere la creazione di un indotto e quindi di posti di lavoro.

 

Le presentazioni del convegno sono disponibili sul sito SIFEIT.

 

Di Serena Damiani

Regulatory Affairs Consultant presso FORAM Service S.r.l.

Link al profilo Linkedin: https://www.linkedin.com/in/serenadamiani/