COVID-19: Studi osservazionali attivi in Italia

A cura di Rosanna Dolce

Revisione di Francesca Falasco

L’Osservatorio COVID-19 oggi si occuperà degli studi osservazionali per COVID-19 attivi su tutto il territorio Italiano.

SARS-CoV-2 e farmaci antipertensivi

Si è sollevato un dibattito che ha portato molti pazienti in cura con farmaci antipertensivi a ritenersi maggiormente a rischio di sviluppare forme più severe di COVID-19. Alcuni farmaci antipertensivi fungono da inibitori dell’enzima Angiotensin-Converting Enzyme (ACE) che è responsabile della conversione dell’angiotensina in una forma che ha funzione vasodilatatrice; l’enzima omologo ACE2 porta invece a forme di angiotensina che hanno una funzione opposta. Pertanto, il trattamento con questa classe di farmaci sposta l’equilibrio ACE/ACE2 a favore di ACE2, che è anche il bersaglio del virus SARS-CoV-2. E’ stato dimostrato che il virus, legandosi a questo enzima, favorisce l’azione dell’enzima ACE portando ad una maggiore permeabilità dei vasi polmonari con conseguente danno polmonare. Da ciò si potrebbe ipotizzare che il trattamento con i farmaci antipertensivi potrebbe esporre ad un maggior rischio di ammalarsi di COVID-19, ma è stata avanzata anche l’ipotesi opposta, ossia che l’inibizione dell’enzima ACE potrebbe avere un effetto protettivo nei confronti del virus.

Queste ipotesi sono al centro di uno studio osservazionale promosso dalla Società Italiana di Ipertensione arteriosa, che coinvolge diversi centri ospedalieri e universitari italiani: si vuole osservare la prognosi e il decorso della malattia in pazienti che assumono farmaci antipertensivi confrontandoli con pazienti che non necessitano di questi trattamenti.

SARS-CoV-2 e trattamento con anticorpi

Farmaci che hanno fatto tanto parlare di sé sono gli anticorpi diretti contro la citochina infiammatoria IL-6.

Il Siltuximab è l’oggetto di uno studio osservazionale condotto all’ospedale di Bergamo per raccogliere dati che fungano da guida per l’uso futuro del farmaco: si vuole infatti misurare se c’è un miglioramento della prognosi, una riduzione della mortalità e un minor ricorso ad una ventilazione invasiva. I pazienti arruolati sono pazienti che hanno sviluppato forme gravi di COVID-19, un terzo dei quali in terapia intensiva.

Invece a L’Aquila è in corso uno studio volto a valutare l’efficacia e la sicurezza del Tocilizumab in pazienti affetti da COVID-19 complicata da sindrome acuta da distress respiratorio (ARDS) e sindrome secondaria da rilascio citochine (CRS).

SARS-CoV-2 e gravidanza

L’università di Napoli Federico II coordina diversi centri al fine di raccogliere dati per popolare un registro italiano di COVID-19 durante la gravidanza: l’obiettivo è quello di valutare l’eventuale trasmissione verticale dell’infezione, eventi come aborto, nascita prematura, morte materna, e più in generale la prognosi della malattia nelle donne in gravidanza.

Diagnosi per COVID-19 e comorbidità

Diversi studi sono volti a comprendere meglio come individuare l’infezione da SARS-CoV-2 e gli eventuali fattori predittivi che ci espongono maggiormente al rischio.

Uno studio coordinato dall’Università Gemelli di Roma parte considerando un limite presente nel disegno di due studi (pubblicati su Lancet e sul New England Journal of Medicine ) in cui si è tenuto conto di diverse comorbidità ma non dell’obesità e dell’indice di massa corporea. Lo studio infatti vuole valutare la presenza di comorbidità come ipertensione, diabete, obesità, malattie cardiovascolari e malattie croniche ostruttive del polmone.

All’ Università di Catanzaro si cercano di identificare dei marcatori (mRNA, stress ossidativo, IL-6, IL-2, TNFα, leucociti e sottopopolazioni linfocitarie) in gruppi di pazienti divisi in base alla positività o meno all’infezione da SARS-CoV-2. Inoltre, si vuole capire se ci sia un cambiamento di espressione del CYP450 (marcatore di funzionalità epatica) in pazienti COVID-19-positivi che sviluppano reazione avversa al farmaco impiegato o inefficienza del trattamento.

Uno studio dell’università di Bologna invece confronta pazienti con o senza complicanze respiratorie per identificare i fattori di rischio che predicono l’utilizzo di terapia intensiva.

L’AUSL Romagna di Cesena, in collaborazione con l’IRCCS Meldola, ha avviato uno studio epidemiologico su soggetti considerati a rischio di infezione perché entrati in contatto con positivi (operatori sanitari) o perché malati oncologici trattati con terapie immunosoppressive, con lo scopo di individuare quali anticorpi si sviluppano contro il SARS-CoV-2. In questo modo si possono sviluppare test sierologici efficaci e approfondire le interazioni virus-ospite, per esempio individuando eventuali variabilità genetiche che sono alla base di differenti prognosi della malattia.

Il centro abruzzese di oftalmologia, che è un centro di riferimento nazionale in materia, ha avviato uno studio che mira alla determinazione dell’ RNA virale e del mRNA dalle lacrime poiché è stato osservato che il virus colonizza la mucosa oculare causando congiuntivite. Le lacrime rappresentano un campione facilmente prelevabile dai soggetti in studio che sono pazienti positivi per COVID-19 che hanno o meno sviluppato congiuntivite (soggetti sani rappresentano il gruppo di controllo). Lo studio vuole stabilire il livello di genoma virale e la presenza di molecole infiammatorie nelle lacrime.

Per quanto riguarda invece la ricerca di una diagnosi rapida ed efficace, diversi ospedali ed Università italiane vogliono stabilire un approccio standardizzato all’uso degli ultrasuoni polmonari nei pazienti positivi per COVID-19, tecnica che ad oggi si è dimostrata di dubbia utilità. Altri centri  Italiani, in collaborazione con alcuni centri inglesi e rumeni, stanno lavorando all’elaborazione di un software in grado, tramite le immagini a raggi X dei polmoni, di distinguere tra COVID-19 ed virus dell’influenza; lo scopo è quello di sviluppare un algoritmo di intelligenza artificiale (Convolutional Neural Network, CNN) applicabile ai pazienti che presentano sintomi da infezione di COVID-19.

Non solo clinica

All’Ospedale Sacco di Milano, si è avviato uno studio chiamato “Real Life Evaluation” che ha l’obiettivo di collezionare diverse tipologie di dati – demografici, antropometrici, di laboratorio, radiologici, clinici e microbiologici – e non solo quelle strettamente legate al decorso clinico della malattia. Lo studio mira così a comprendere l’impatto che della malattia sulla vita dell’individuo e anche sulla collettività, fuori e dentro l’ospedale; per esempio si osserva l’impatto che le attuali procedure standard della pratica clinica hanno sul decorso della malattia.

Altre realtà si concentrano sulle conseguenze a livello psicologico del “lockdown” imposto su tutto il territorio italiano a causa della pandemia da SARS-CoV-2. Uno studio dell’Università Federico II di Napoli valuta l’impatto della quarantena su un popolazione di soggetti con disturbi psichiatrici, quali pazienti affetti da schizofrenia, bipolarismo o depressione, che vengono paragonati ad un gruppo di controllo sano e ad un gruppo costituito da caregivers e familiari di questi pazienti. Nello specifico, lo studio calcola sintomi come stress, ansia e depressione in base a parametri psichiatrici.

E’ interessante notare come ci sono anche studi che valutano l’impatto della pandemia sulla formazione di giovani chirurghi e sulla salute psicologica dei lavoratori sanitari, non tralasciando dunque l’enorme impatto sociale dell’emergenza sanitaria in atto.

Rosanna Dolce

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Laureata in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche, abilitata Biologa, lavoro in un’azienda biotecnologica in Quality Assurance. Da poco affacciata al mondo della Ricerca Clinica, cerco di conoscerlo e comprenderlo sempre di più, grazie alla mia grande curiosità e al mio entusiasmo. Ciò che più mi affascina di questo settore è la possibilità che i pazienti hanno di accedere alle cure più avanzate, impensabili fino a qualche decennio fa.

Francesca Falasco

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Attualmente Data Manager, ho formato la mia mente scientifica come ricercatrice durante il corso di laurea magistrale in Medical Biotechnologies e la successiva esperienza all’estero. Il mio interesse per il mondo della Ricerca Clinica è affiancato da una forte passione per la scrittura e la comunicazione scientifica, ambiti che sto approfondendo attraverso specifici corsi di formazione.