COVID-19 e Tocilizumab: gli studi clinici RCT-TCZ-COVID-19 e TOCIVID-19 a confronto

A cura di Davide Di Tonno

Revisione di Francesca Falasco

Oggi per OsservatorioCOVID19.it confronteremo gli studi RCT-TCZ-COVID-19 e TOCIVID-19, due trial clinici che hanno lo scopo di valutare l’efficacia di Tocilizumab sui pazienti COVID-19.

In seguito all’emergenza Coronavirus, numerose sperimentazioni cliniche sono state avviate nei vari centri ospedalieri per trovare una possibile cura contro il COVID-19. I diversi studi clinici avviati hanno avuto lo scopo di valutare la sicurezza ed efficacia di vari farmaci, tra i quali ritroviamo il Tocilizumab.

Lo studio RCT-TCZ-COVID-19

In particolare, ricordiamo lo studio randomizzato multicentrico in aperto (RCT-TCZ-COVID-19) promosso dall’USL-IRCCS di Reggio Emilia.

I pazienti con polmonite COVID-19 sono caratterizzati da una eccessiva risposta infiammatoria che risulta essere inefficace nell’eliminazione del virus, ma responsabile di danni ai polmoni e ad altri organi. La citochina proinfiammatoria responsabile di tale risposta infiammatoria è l’interleuchina 6 (IL-6).

Per tale motivo, è stato ritenuto importante verificare l’efficacia terapeutica della somministrazione precoce di Tocilizumab in pazienti con forme medio-gravi di polmonite COVID-19. Questo farmaco è anticorpo monoclonale diretto contro il recettore dell’IL-6 e già utilizzato nella terapia di diverse patologie reumatologiche

L’obiettivo dello studio emiliano è stato prevenire l’aggravamento del quadro clinico, ossia l’insufficienza respiratoria definita da un rapporto di PaO2/FiO2 < 150mm/Hg, il passaggio diretto alla terapia intensiva o il decesso del paziente.

Lo studio ha previsto l’arruolamento di 398 pazienti, ma durante la sperimentazione clinica AIFA e il Data Safety Monitoring Committee hanno richiesto un’analisi intermedia al fine di valutare se, sulla base dei risultati osservati, valesse la pena di continuare l’arruolamento.

Sono stati randomizzati 126 pazienti, tre dei quali esclusi dalle analisi perché avevano ritirato il consenso. L’analisi dei 123 pazienti rimanenti ha evidenziato una percentuale di aggravamenti nelle prime due settimane dei pazienti randomizzati a ricevere Tocilizumab simile rispetto a quelli randomizzati a ricevere la terapia standard (28.3% vs 27.0%). Nessuna differenza statisticamente significativa è stata osservata nel numero totale di accessi alla terapia intensiva (10.0% verso il 7.9%) e nella mortalità a 30 giorni (3.3% vs 3.2%).

Lo studio, dunque, ha dimostrato che una somministrazione precoce di Tocilizumab nei pazienti affetti da polmonite COVID-19 non fornisce nessun beneficio clinico statisticamente rilevante. Tuttavia, è possibile che sottogruppi di pazienti possano avere una migliore risposta al farmaco. 

Lo studio TOCIVID-19 e l’opinione del Professore Ascierto

Risultati differenti arrivano dallo studio TOCIVID-19 promosso dall’Istituto Nazionale Tumori di Napoli. È stata infatti osservata una moderata riduzione della mortalità nei pazienti trattati.

Nello specifico, a 14 giorni dall’inizio del trattamento, il tasso di letalità è risultato pari a 18.4%, e quindi non statisticamente significativo rispetto al 20% di letalità attesa definita a priori sulla base dei dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità.

Sono invece statisticamente significativi i dati di letalità a 30 giorni, i quali sono pari a 22.4% in tutti i pazienti rispetto a una letalità attesa superiore al 30%. Anche se incoraggianti, tali dati non sono ancora definitivi.

Il Professore Ascierto, inoltre, afferma che vi sono una serie di considerazioni da effettuare riguardo lo studio emiliano e TOCIVID-19: essi sono due studi clinici differenti che hanno arruolato due categorie diverse di pazienti. Inoltre, i pazienti dello studio emiliano sono stati trattati ad uno stadio precoce della malattia, al contrario di quelli dello studio campano. Infine, i risultati dello studio emiliano si basano su una coorte di 123 pazienti, più piccola rispetto a quella dello studio TOCIVID-19.

Considerazioni finali 

Data la numerosità di informazioni ottenute in questi mesi, da un punto di vista clinico il quadro generale non è perfettamente chiaro. Per questo motivo, è necessario aspettare la pubblicazione dei dati prima di esprimere opinioni riguardo le differenti terapie.

Davide Di Tonno

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Dopo la laurea in Biologia Molecolare e Genetica e l’esperienza Erasmus presso il Netherlands Cancer Institute (NKI), ho scoperto la ricerca clinica partecipando al corso di alta formazione missione CRA. Ora sono fermamente convinto di voler farne parte.

Francesca Falasco

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Attualmente Data Manager, ho formato la mia mente scientifica come ricercatrice durante il corso di laurea magistrale in Medical Biotechnologies e la successiva esperienza all’estero. Il mio interesse per il mondo della Ricerca Clinica è affiancato da una forte passione per la scrittura e la comunicazione scientifica, ambiti che sto approfondendo attraverso specifici corsi di formazione.