CORONAVIRUS: DA “EMERGENZA” A “ENDEMICO”

COME CAMBIERANNO LE COSE

A cura di Umberto Rosato

Revisione di Davide Di Tonno

Dalla sua comparsa nel mondo, o più precisamente, dal suo arrivo nell’ospite umano, il virus SARS-CoV-2 è stato capace di infettare fino ad oggi 110 milioni di persone e di causare 2,5 milioni di decessi.

Considerando che i tempi normali per sviluppare una vaccino possono variare tra i 5 ai 10 anni, l’arrivo di tre vaccini in meno di uno (AstraZeneca, Pfizer/BioNTech e Moderna) è da mettere indubbiamente sul podio dei miracoli scientifici. La luce in fondo al tunnel si inizia a vedere molto prima del previsto, ma aspettative sbagliate possono farla apparire molto più vicina di quanto sia. Infatti, è opinione comune pensare che un vaccino prevenga l’infezione, che non ci si possa reinfettare e che con un buon numero di vaccini si possa estinguere il virus.

Questa frase purtroppo non corrisponde molto al vero, tende a generare false aspettative, e se si inizia a cantare vittoria prima del tempo potrebbe causare sgraditi ritorni di fiamma.

Vaccini COVID-19: le peculiarità

Uno dei punti fondamentali da capire è che fino ad oggi ci sono limitate evidenze che il vaccino prevenga l’infezione. Può risultare sorprendente ma in realtà ha senso: ciò che i vaccini fanno è sviluppare immunità parziale al Coronavirus nell’organismo.

In caso di contatto col virus quindi, l’organismo tende a sviluppare sintomi più leggeri e la possibilità di insorgenza di complicazioni serie è molto minore. Ciò si traduce in un ridotto rischio di decesso e sovraffollamento delle strutture ospedaliere e dei reparti di rianimazione. In altre parole, un vaccino in molti casi non blocca il contagio, ma riduce assai le complicanze della patologia. Infatti, è notizia recente che medici sottoposti al vaccino sono risultati positivi al Coronavirus. La riduzione delle complicanze è una grandissima cosa da non sottovalutare, dato che l’obiettivo principale delle misure restrittive e dei lockdown è quello di garantire che gli ospedali non raggiungano la loro massima capacità così da garantire cure adeguate a tutti i pazienti.

Le varianti di SARS-CoV-2

Le recenti varianti scoperte (come l’inglese, la brasiliana e la sudamericana) sono un’ulteriore ragione per cui dovremmo convivere con il COVID-19 per lungo tempo. Il virus segue infatti un processo di evoluzione darwiniana: continue mutazioni possono dare origine a ceppi contro i quali il vaccino è limitatamente efficace e che possono reinfettare soggetti entrati già in contatto con altre varianti. Uno stretto monitoraggio delle varianti può aiutare a tenere sotto controllo l’emergenza di questi nuovi ceppi.

Fattori che influenzano il raggiungimento dell’immunità di gregge

Ipotizzando che i vaccini funzionino bene e che non emergano varianti resistenti, è necessaria un’immunità di massa di almeno l’80% per far sì che una persona positiva diffonda il virus a meno di una persona, cioè alla fine matematica della pandemia.  E questo numero è molto lontano dall’essere raggiunto. 

Ad oggi, ad esempio, sono state somministrate quasi 200 milioni di dosi di vaccino e in meno di due mesi questa è un’ottima cifra. Si deve tuttavia anche tener conto che:

  • alcuni vaccini hanno bisogno di due dosi per raggiungere la copertura prevista;
  • nel mondo ci sono più di 8 miliardi di persone;
  • Molte persone si rifiuteranno di fare il vaccino dovuto alla propaganda del movimento “No Vax”;
  • La bassa adesione alla campagna vaccinale ha un effetto nocivo sulla fine della pandemia.

Inoltre, i vaccini non sono testati in bambini sotto i 16 anni e, al di fuori del primo e secondo mondo, l’85% dei paesi deve ancora iniziare con un piano vaccinale.

Conclusioni

Lo sviluppo di vaccini in tempi rapidi è stato sicuramente il miglior caso possibile che potevamo aspettarci. Ciononostante, i dati lasciano presagire che potrebbero passare vari anni prima che il COVID-19 diventi un ricordo.

Le misure adottate finora hanno avuto gravi conseguenze sul sistema socio-economico mondiale e non sono sostenibili nel lungo termine. Nel caso di un Coronavirus endemico saranno quindi necessari un attento piano di monitoraggio per l’emergenza di nuove varianti, stretta attenzione alle persone vulnerabili e sviluppo di nuovi vaccini con una rapidità pari a quella del 2020. Inoltre, l’uso della mascherina e il sottoporsi ad eventuali richiami del vaccino con maggiore efficacia contro le varianti potrebbero diventare la norma. Se questo sarà il caso,  la parola più corretta da affiancare al COVID-19 non sarà più “emergenza” ma diventerà “endemico”. Grazie ai vaccini le conseguenze saranno senza dubbio molto più lievi rispetto alle iniziali.

Umberto Rosato

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Umberto è nel campo dell’immunologia ed oncologia da oltre 10 anni, ha un dottorato in biomedicina, è specializzato nel cancro al fegato, ed ha fatto ricerca in alcuni dei più importanti istituti americani a Washington DC e New York. Recentemente, ha deciso di tornar nella sua Italia e mettere a disposizione le sue esperienze nel campo dell’industria farmaceutica.