Convegno Wispo 2018 sperimentazioni in oncologia – Milano 27 settembre 2018. Il resoconto di Francesca Falasco

A cura di Francesca Falasco

 

Giovedì 27 settembre 2018 ha avuto luogo la IV edizione di WISPO dal titolo “Nuove sfide nella sperimentazione in oncologia”. Il Convegno Nazionale, tenutosi all’Istituto dei Ciechi a Milano, ha rappresentato un momento di confronto sulle nuove frontiere della sperimentazione clinica la quale è tenuta costantemente a modellarsi e revisionarsi per stare al passo coi tempi.

 

Ad aprire il convegno, il direttore del dipartimento di Epidemiologia Clinica dell’IRCCS Policlinico San Martino di Genova, il Dott. Paolo Bruzzi, il quale ha offerto una panoramica dell’evoluzione delle metodologie di disegno sperimentale in oncologia. Negli ultimi due decenni, gli avanzamenti delle conoscenze scientifiche e tecnologiche hanno portato alla luce nuovi pazienti (responders, targeted, rari) e nuovi effetti farmacologici, dunque nuove metodologie per i trial clinici. Si è pertanto passati da protocolli terapeutici e criteri di selezione rigidi della medicina “evidence-based” che ricerca effetti modesti su un’ampia popolazione, ad un panorama sperimentale dove i trial randomizzati sono sempre meno frequenti e coinvolgono una popolazione sempre più ridotta in cui si ricercano effetti più rilevanti. Sono nati trial di nuova generazione per i tumori rari per ovviare ai problemi etici legati alla randomizzazione: studi non controllati, studi randomizzati di fase II seguiti da studi non controllati (controlli storici), studi randomizzati con endpoint surrogati, studi adattativi, studi umbrella e basket. I trial di nuova generazione richiedono tuttavia una maggior organizzazione nell’ambito della ricerca e della pratica clinica. Lo studio adattativo è particolarmente indicato per studi con pochi pazienti e, ad oggi, è molto utilizzato per studi di fase II e per analisi di futilità, ma scarsamente impiegato per studi registrativi. Secondo il Dott. Bruzzi, gli studi adattativi rappresentano un potenziale strumento di grande utilità e un’opportunità di rilanciare la ricerca metodologica e statistica, ma un’arma pericolosa data dalla grande carenza di competenze in Italia. Utilizzando i “real-world data” provenienti da registri, dati amministrativi, estrazione di dati già raccolti e dati raccolti ad hoc, gli studi osservazionali possono avere lo scopo di acquisire informazioni su safety, modalità di utilizzo e compliance dell’IMP. Il Dott. Bruzzi sottolinea che ad oggi gli studi osservazionali a livello intra-ospedaliero raggiungono una buona qualità ed utilità nella pratica clinica, mentre ad un livello più ampio essi sono stati pianificati con scarsa attenzione. Informazioni di effectiveness potrebbero essere estrapolate se il livello di organizzazione dello studio si avvicinasse a quella richiesta per i trial randomizzati.

 

La Dott.ssa Raffaella Palumbo, responsabile del reparto di qualità dell’U.O. di Oncologia Medica dell’IRRCS Istituti Clinici Scientifici Maugeri di Pavia, ha presentato l’importanza di valutare la complessità del paziente oncologico attraverso modelli appropriati che tengono conto della co-esistenza di fattori biologici e fattori esterni al paziente (comportamentali, ambientali, culturali, socio-economici). Un team multidisciplinare sarebbe perciò chiamato a considerare i fattori maggiormente responsabili dello stato di malattia del paziente per decidere l’approccio terapeutico. La Dott.ssa Palumbo tiene ad evidenziare che le tossicità ritardate e persistenti nel tempo correlate all’immunoterapia richiedono una strategia di prevenzione basata sulla comunicazione col paziente oncologico: è fondamentale perciò educare il paziente a riferire immediatamente al medico qualsiasi tipo di sintomo nuovo per permettere una diagnosi precoce.

 

Il Dott. Bernardo Bonanni, direttore della Divisione di Prevenzione e Genetica Oncologica dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, ha argomentato gli studi di prevenzione medica contro il tumore ereditario del colon-retto, ovarico e al seno.  Anzitutto, l’uso di contraccettivi orali per almeno 5 anni riduce del 50% il rischio di tumore ovarico nei soggetti ad alto rischio, come dimostrato da studi di meta-analisi. L’aspirina e i SERMs (Tamoxifen in particolare) sono significativamente efficaci contro il tumore al colon-retto (sindrome di Lynch) ed il tumore al seno in donne con mutazione in BRCA2, rispettivamente. I benefici persistono anche a fine trattamento.  Gli inibitori dell’aromatasi sono molto protettivi contro il cancro al seno in donne che hanno raggiunto la menopausa. Tuttavia, l’uso di Tamoxifen e Inibitori dell’aromatasi non ha ancora raggiunto un consenso. Agenti promettenti per la prevenzione secondaria in donne con tumore al seno e mutazione BRCA sono gli inibitori di PARP (Olaparib, trial OLYMPIA). La prevenzione medica è quindi fattibile ma ci si interroga su come fare prevenzione nei soggetti con tumore al seno negativi per BRCA e come personalizzare la dose farmacologica.

 

Durante WISPO 2017 è nata una collaborazione tra la SIFO (Società Italiana Farmacia Ospedaliera) e AFI (Associazione Farmaceutici Industria) per permettere a Farmacisti ospedalieri e Farmacisti dell’industria di lavorare insieme per produrre documenti tecnici condivisi per ottimizzare la gestione del farmaco sperimentale alla luce del nuovo panorama normativo. Quest’anno, pertanto, il Dott. Luciano Gambini, consulente GMP per gli IMP di Milano e portavoce di AFI, e il Dott. Costantino Jemos, del servizio farmacia IEO di Milano e portavoce della SIFO, hanno delineato le tematiche su cui verte il progetto: valutazione (qualifica) della farmacia ospedaliera da parte dello sponsor, conservazione del farmaco e gestione delle escursioni termiche, rietichettatura del farmaco sperimentale, packaging e problematiche LASA, protocolli clinici/CTA-IMPD. Fine ultimo è quello di uniformare e velocizzare l’iter regolatorio ed amministrativo nei singoli centri e migliorare la qualità di protocolli e procedure relativi al farmaco ed alle farmacie.

 

La Dott.ssa Claudia Passoni, coordinatrice dell’Unità Assistenziale dell’Area Ricerca dello IEO di Milano, ha dato voce all’infermiere di ricerca. Allo IEO, già dal 2007 la Job Description definisce conoscenze, competenze e requisiti di un infermiere di ricerca. Lo IEO si è impegnato nella creazione di documenti di studio ad hoc dedicati alla compilazione da parte dello study nurse. L’infermiere di ricerca svolge un ruolo chiave per permettere una maggior aderenza ai trattamenti/procedure, la riduzione degli screening failure e dei drop out, velocizzando così lo studio. L’infermiere di ricerca facilita inoltre la comunicazione tra paziente e team multidisciplinare.

 

La Dott.ssa Manuela Monti è portavoce dei Clinical Research Coordinator-Data Manager, in qualità di vice-presidente del GIDM e direttore dell’Unità di Biostatistica e Sperimentazioni Cliniche dell’IRCCS Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori di Meldola (FC). La crescente complessità degli studi clinici si riflette nella sovrabbondanza di dati molti dei quali poi non vengono utilizzati e si traduce in una ridotta performance dello studio (arruolamento, referrals e compliance più difficili e aumento di drop out). È perciò sempre più necessaria la presenza di figure dedicate alla gestione dei dati. Il Clinical Research Coordinator (CRC) svolge compiti eterogenei nelle diverse realtà italiane, che spaziano dall’analisi di fattibilità dello studio, alla collaborazione per il reclutamento dei pazienti, alla raccolta ed archiviazione dei documenti dello studio. L’importanza della figura del CRC si riflette nell’aumento del numero di trial approvati, dei pazienti arruolati, e della qualità dei dati raccolti. L’attività del CRC è però ostacolata dal mancato riconoscimento della figura professionale nel SSN e dal grande carico di lavoro.

 

L’Avv. Elisabetta Iannelli è portavoce dei pazienti, in veste di segretario generale della FAVO, Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (oltre 500). Il Piano Oncologico Nazionale riconosce il volontariato come strumento per identificare i bisogni inespressi dei malati anche prima delle istituzioni stesse. Linee guide e codici deontologici esprimono chiaramente che per una efficace comunicazione l’informazione deve essere esposta in modo comprensibile e personalizzata per ogni paziente. Sebbene si utilizzino fogli informativi e consensi informati, si deve favorire il dialogo tra medico e paziente come la circostanza più idonea per fornire le informazioni. L’Avv. Iannelli evidenzia che la tutela del paziente è realizzata grazie alla presenza di un rappresentante del volontariato nel comitato etico. Fra i numerosi piani d’azione in cui FAVO è coinvolta, l’impegno verso la costruzione del consenso informato per le Biobanche e la collaborazione di AIMaC, Associazione Italiana Malati di Cancro, per diffondere al paziente informazioni sulla sperimentazione clinica (forum, help line e pubblicazione di libri divulgativi).

 

A concludere il convegno, il Dott. Massimo Beccaria, Managing Director di Alpha Technologies International, che ha presentato vantaggi e limiti dell’intelligenza artificiale (IA) nelle sperimentazioni. L’ IA può essere utilizzata per disegnare i trial e arruolare pazienti. In pratica, può ottimizzare la ricerca dei dati nel mare magnum dei big data, dare un’interfaccia (avatar) che permetta un accesso veloce ai dati, e gestire gli errori umani. Grazie all’IA, è possibile velocizzare la ricerca clinica e al contempo ridurne i costi e migliorarne la qualità. Il Dott. Beccaria tiene a sottolineare che l’AI non può e non deve rimpiazzare l’uomo e che vi sono tuttavia problemi etici, economici e di privacy da affrontare prima di vedere l’AI parte integrante nelle nostre sperimentazioni.

 

Francesca Falasco

A dicembre 2017 ho conseguito la laurea magistrale in Medical Biotechnologies presso l’Università degli Studi di Padova e, successivamente, ho svolto un’esperienza Erasmus presso l’Università di Helsinki fino ad agosto 2018. Il mio corso di laurea e le mie esperienze di tirocinio mi hanno permesso di formare una mente scientifica e di padroneggiare un ampio spettro di conoscenze, fra cui quelle in virologia, farmacologia e terapie molecolari.
A settembre 2018, finalmente i miei primi passi concreti verso la Ricerca Clinica, un mondo che già da alcuni anni osservavo con interesse. Un corso di alta formazione di 48 ore (“Missione CRA” di CRAsecrets.com e Yghea CRO) mi ha fatta appassionare ancora di più alla Ricerca Clinica e mi ha dato tutti gli strumenti per cominciare a costruirmi una carriera in questo campo.
Sto infatti attualmente cercando l’opportunità che mi permetta di esprimere tutto il mio entusiasmo e la mia voglia di fare in questo settore!

 

Approfondimenti

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