Brindisi è centro di eccellenza per la ricerca sui farmaci innovativi

A cura di Claudio Mostaccio

 

Con circa 3.000 addetti diretti e nell’indotto, la Puglia si attesta al 6° posto nella particolare classifica delle regioni italiane per export farmaceutico, settore che ha superato il miliardo di euro nel 2017. La Puglia è ormai considerata un’eccellenza nel settore pharma (dove l’export regionale rappresenta il 4,4% del totale nazionale), trainando con sé un po’ tutto il Mezzogiorno. Con 13.000 addetti diretti e nell’indotto e 25 impianti di produzione e ricerca il Sud Italia ha fatto registrare negli ultimi 10 anni una crescita da record dell’export. Un risultato migliore della media europea e della Germania. Nello specifico, per Bari il settore dei medicinali rappresenta il primo settore per export, e Brindisi è tra le principali province per peso degli addetti totali nella manifattura.

 

In particolare, lo stabilimento Sanofi di Brindisi è uno dei quattro siti produttivi di Sanofi in Italia. Copre un’area di circa 150mila metri quadri e ospita un centro specializzato nella ricerca biotecnologica. Oggi rappresenta un centro di eccellenza dedicato allo sviluppo di microrganismi altoproduttori di antibiotici e nuovi principi attivi. Stando ai dati (al 31 dicembre 2017) forniti dalla società, presso lo stabilimento di Brindisi lavorano 210 collaboratori, il 95 per cento dei quali di Brindisi e Provincia. Nel 2017 sono stati investiti sette milioni di euro nell’impianto brindisino, per un volume produttivo di 215 tonnellate ed esportazioni in ben 90 paesi al mondo.

 

Tutti questi dati sono stati presentati durante il roadshow di Farmindistria “Innovazione e Produzione di Valore – L’industria del farmaco: un patrimonio che l’Italia non può perdere”.  Questo evento, che si è svolto a Brindisi presso lo stabilimento Sanofi, di fronte ad una platea gremita e interessata, è stato organizzato grazie anche alla collaborazione di un’altra azienda farmaceutica presente nel territorio: la Merck.

 

“Brindisi è collegata ad un processo di ricerca e innovazione, insieme ad altre filiali. Qui Sanofi ha fatto due investimenti molto importanti. Uno dei nostri principali obiettivi è di continuare ad attrarre investimenti. Sono sicuro che arriveranno” è quanto dichiara Antonio Messina, vice presidente di Farmindustria.

Giovanni Morelli, direttore dello stabilimento di Brindisi, parla di “un futuro molto interessante” per lo stabilimento Sanofi. “Il sito di Brindisi – spiega – ospita un centro di ricerca e sviluppo mediante il quale stiamo sviluppando nuovi ceppi alto produttori e ci stiamo specializzando su principi altamente attivi che un giorno potrebbero entrare a far parte di farmaci innovativi oncologici”.

L’importanza dello stabilimento brindisino è stata rimarcata anche da Hubert de Ruty, Presidente e Amministratore delegato di Sanofi Italia. “Qui a Brindisi siamo da sempre al fianco delle Istituzioni e abbiamo da poco siglato un Accordo di Programma con la Regione che porta a oltre 130 milioni i nostri investimenti negli ultimi anni, considerando anche i progetti di ricerca con il Miur. Ma dobbiamo guardare più lontano. La mia proposta – prosegue il manager – è per un accordo decennale alla cui definizione partecipino tutti gli stakeholder per il futuro del territorio, la sua crescita, la sua competitività e la sua leadership nella produzione industriale. Un progetto che potremmo chiamare “Alleanza strategica della salute 2025”, con l’obiettivo di conferire all’Italia la laurea di Paese più attrattivo d’Europa”.

 

In realtà l’Italia già svolge un ruolo primario nella produzione farmaceutica in Europa. Il Bel Paese infatti è il primo produttore farmaceutico del vecchio continente, superando la Germania nell’ultimo anno con una produzione di 31,2 miliardi, contro i 30 dei tedeschi. Un successo dovuto al boom dell’export che sfiora i 25 miliardi. L’industria farmaceutica conta 200 aziende, 65.400 addetti, 6.400 ricercatori e 2,8 miliardi di investimenti in produzione e ricerca nel 2017.

 

Fonte: www.brindisireport.it

 

Claudio Mostaccio

Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Biotecnologie Mediche all’Università degli Studi di Messina mi sono tuffato immediatamente nel mondo della ricerca clinica. Già durante i miei studi universitari, infatti, dedicavo gran parte del tempo ad appassionarmi e a documentarmi su questo settore.

A Maggio 2018 ho avuto modo di seguire un corso di alta formazione di 40 ore in ricerca clinica a Bologna (Missione CRA), esperienza durante la quale ho arricchito enormemente le mie skills nel campo della sperimentazione clinica avendo come mentori Stefano Lagravinese e Carla Polimeni.

Da Luglio 2018 sono Clinical Research Coordinator tirocinante presso il Centro di Ricerche Cliniche dell’Istituto di Ematologia “Seràgnolidel Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Divido la mia giornata lavorativa partecipando anche alle attività della Start Up Unit dello stesso reparto. Sto imparando sul campo “il mestiere” grazie all’enorme mole di studi clinici che seguiamo (di alcuni dei quali l’istituto “Seràgnoli” è anche il centro promotore e coordinatore) e grazie anche alla qualità del lavoro che è senz’altro notevole.