Terapie avanzate, dall’innovazione al mercato. Riuscirà l’Italia a stare al passo?

L’ingente crescita del settore biotecnologico ha offerto un notevole contributo allo sviluppo di strategie innovative, dal trattamento di patologie per cui non esistono ancora terapie efficaci, fino, alla nuova frontiera della terapia personalizzata. I veri protagonisti di tale innovazione sono stati i medicinali biologici, ovvero quei medicinali costituiti da materiale genetico, cellule o tessuti.

Il Regolamento Europeo n° 1394/2007 ha definito tali farmaci biologici come medicinali per terapie avanzate (advanced therapy medicinal products, ATMPs), comprendenti i prodotti di terapia genica, di terapia cellulare somatica e di ingegneria tissutale. Cellule o tessuti che abbiano subito una manipolazione sostanziale, tale da alterarne le caratteristiche biologiche, fisiologiche o strutturali, o che vengano impiegate nel ricevente per una funzione essenziale differente da quella fisiologica, vengono considerati come prodotti per terapie avanzate. Il Regolamento Europeo assegna al Comitato per le Terapie Avanzate (CAT) il compito di classificare un medicinale come ATMP.

La complessità degli ATMPs, dal punto di vista strutturale e funzionale, ne impone un controllo di tipo multidisciplinare. Il possibile utilizzo clinico di tali prodotti richiede innanzitutto che essi sottostiano alle Good Manifacturing Practises (GMPs), preposte ad assicurarne sicurezza ed efficacia, e riadattate di recente per rispondere alla specificità di tali prodotti. Devono essere allora applicati diversi standard di qualità del processo e del prodotto, volti a controllare aspetti quali la manipolazione, la conservazione, il tipo di utilizzo (autologo, allogenico o xenogenico) e la categoria di utilizzo (cioè per una funzione omologa o non omologa, e ricostruttiva o riparativa o metabolica). Per i vettori virali di terapia genica vengono poi sollevate criticità in funzione della capacità del vettore di replicare ed integrarsi nel genoma delle cellule bersaglio.

La produzione, la sperimentazione e l’autorizzazione all’immissione in commercio dei medicinali per terapie avanzate vengono regolate in maniera stringente dall’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) e dalle autorità competenti nazionali. La procedura volta ad autorizzare l’immissione in commercio è di tipo centralizzato, cioè tale da dovere essere recepita nei vari stati membri dell’Unione Europea, e prevede una valutazione complessiva della sicurezza, efficacia e qualità del prodotto. Una volta ottenuta l’autorizzazione, la negoziazione del prezzo di un ATMP è analoga a quella delle altre novità medicinali. Nel caso dell’Italia, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) si avvale del supporto della Commissione Tecnico Scientifica e del Comitato Prezzi e Rimborsi, oltre ai dati dei consumi e della spesa farmaceutica forniti dall’Osservatorio Nazionale sull’impiego dei Medicinali (OsMed).

Attualmente in Europa sono stati approvati 4 ATMPs: Provenge, un vaccino per il cancro alla prostata preparato utilizzando le cellule immunitarie del paziente, commercializzato negli USA ma non ancora in Europa; Maci, un prodotto di ingegneria tissutale costituito dalle cellule cartilaginee del paziente, volto a riparare i difetti della cartilagine dell’articolazione del ginocchio, ritirato dal mercato lo scorso Settembre; Chondrocelect, un prodotto di ingegneria tissutale indicato per il trattamento di lesioni della cartilagine del condilo femorale e preparato specificatamente per il paziente; Glibera, la prima terapia genica al mondo presa in licenza da Chiesi Farmaceutici e che verrà lanciata in tutta Europa, per il trattamento del deficit della lipoprotein lipasi. Recentemente ad essi si è aggiunto Holoclar, un trattamento a base di cellule staminali autologhe volto a garantire la rigenerazione della cornea, sviluppato grazie alla partnership tra Chiesi Farmaceutici e Holostem Terapie Avanzate.

Quale ruolo occupa allora l’Italia nel campo della ricerca che vede protagonisti i farmaci biologici? Dei 1800 studi su ATMPs nel mondo, come rilevato dal The Journal of Medicine, solo l’1% interessa l’Italia. Come riportato da AIFA, in Italia le sperimentazioni cliniche riguardanti ATMPs autorizzate sono attualmente 24, di cui 18 in corso e 6 concluse (prematuramente e non).

Ciò è dovuto non tanto alla complessità degli studi clinici basati sulle terapie avanzate, quanto alla necessità di revisionare ed implementare il sistema normativo, al fine di garantire una maggiore rapidità decisionale, e di introdurre agevolazioni fiscali per le aziende che operano nel settore. Inoltre, seppur in Italia vi siano le competenze e le figure necessarie a compiere studi clinici di fase I, manca il supporto economico alle già poche strutture completamente dedicate alla gestione della sperimentazione clinica, quali i clinical trial centres, realtà invece ben consolidate in altri paesi europei.

Daniele Alberti, responsabile Integrazione Medica GSK per l’Europa, sottolinea come l’Italia, per potere rispondere efficacemente all’ evoluzione scientifica in tale settore, debba identificare delle strategie normative efficaci, come nel caso dell’America, dove il nuovo sistema delle breakthrough therapies introduce percorsi privilegiati e rapidi per autorizzare le terapie innovative. Il Decreto Balduzzi, che nomina Aifa autorità competente per gli studi di fase I, senza fornirle però il personale necessario ad assolvere tale funzione, ha posto invece un ulteriore freno nel cammino di sviluppo degli ATMPs.

Inoltre, un altro problema è legato alle prospettive di business, come ben sottolineato da Andrea Chiesi, Chief Executive Officer Holostem Terapie Avanzate S.r.l.: infatti, mentre è previsto che gli ATMPs possano essere distribuiti a livello ospedaliero durante le fasi precoci di sviluppo, non viene chiaramente stabilito il destino dei prodotti approvati in Europa. Si rischia così che alcuni distribuiscano prodotti difformi dagli standard di qualità, non sottoposti alla verifica degli organi di sorveglianza.

Ne deriva quindi che in Italia la ricerca sugli ATMPs venga eseguita essenzialmente da imprese biotech, di dimensioni medio-piccole, appositamente preposte allo sviluppo di prodotti biotecnologici, oltre a charity dedicate alla ricerca no profit.

Infatti, la sopra citata lentezza burocratica, congiuntamente all’assenza di defiscalizzazioni, che potrebbero invece controbilanciare gli ingenti costi di ricerca che supportano lo sviluppo degli ATMPs, scoraggiano le multinazionali ad iniziare studi di fase I nel nostro paese. Anche i dati di import ed export indicano come l’Italia non riesca stare al passo degli altri paesi europei nel richiamare investimenti per lo sviluppo dei farmaci biologici: mentre infatti vi è una netta e continua crescita dell’export dei farmaci di sintesi chimica, la bilancia commerciale del Biotech Farmaceutico è negativa ed in peggioramento.

Tuttavia, di recente multinazionali del farmaco italiane hanno iniziato ad investire nello sviluppo di ATMPs: esemplificativo il caso di Holoclar e Chiesi Farmaceutici, che ha visto l’approvazione del primo prodotto al mondo a base di cellule staminali. Anche realtà come quella di Molmed e Telethon stanno poi rivestendo un ruolo importante nello sviluppo di prodotti all’avanguardia.

L’Italia, quindi, non ha ancora perso la partita: la ricerca di base è ad un livello di eccellenza e le potenzialità per ricoprire un ruolo primario in un settore così all’avanguardia ci sono. Si spera in una revisione ed implementazione delle politiche e delle strategie della ricerca clinica, affinché il paese possa davvero iniziare a scendere in campo.

Fonti: http://www.notiziariochimicofarmaceutico.it/numeri/201501-febbraio/

http://ec.europa.eu/health/files/eudralex/vol-1/reg_2007_1394/reg_2007_1394_en.pdf

 

 

http://crasecrets.com/holoclar-storia-di-sogno-che-si-realizza/


About Sara Ghermandi

Mi sono laureata in Biotecnologie Mediche presso l’Università di Bologna il 16 Dicembre 2014. Da sempre affascinata dai progressi compiuti dalla scienza medica e farmaceutica, subito dopo la laurea mi sono avvicinata al mondo della ricerca clinica, orientata al diretto miglioramento della salute umana. Sto allora frequentando il Centro Trapianto di Cuore dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Sant’Orsola Malpighi, a Bologna, per acquisire competenze nel contesto della sperimentazione clinica e per iniziare a dare il mio personale contributo a quello che mi sta maggiormente a cuore, cioè la salute dei pazienti. In quanto reputo la formazione basilare in un contesto di crescita professionale, ho frequentato ad Aprile 2015 il corso “Missione CRA”, completando così le 40 ore di formazione teorica richieste dal D.M. 15.11.2011. Il mio obiettivo professionale è di potere dedicarmi con impegno ed entusiasmo alla ricerca clinica, in quanto ritengo che ciò mi possa permettere di concretizzare le mie passioni, nonché di mettere in gioco le qualità che meglio mi caratterizzano: determinazione, attenzione ai dettagli e orientamento ai risultati da raggiungere. Sono una persona dinamica, empatica e proattiva, che spera fortemente di crescere a livello personale e professionale in una realtà così stimolante. https://www.linkedin.com/in/saraghermandi