Studi clinici ed “effetto placebo” della sponsorizzazione aziendale: cosa succede se c’è lo sponsor.

Sulla base dei dati ottenuti, l’associazione no profit Cochrane irrompe: “Lo sponsor migliora l’efficacia di un farmaco e ne diminuisce gli effetti collaterali!


Nel mulino che vorrei
lo Sponsor è quella figura che finanzia uno studio clinico, senza rendiconti né pressioni sugli sperimentatori che lo conducono; gli Sperimentatori sono Professionisti che conducono uno studio clinico in maniera trasparente e senza lasciar che i risultati siano influenzati da motivazioni economiche e/o politiche di sorta.

Nel mondo reale, invece, i risultati dei trial clinici sono considerati dati affidabili e indicativi delle caratteristiche di un farmaco/dispositivo medico e incidono sulle raccomandazioni di medicinali e terapie, tramite le quali i professionisti del settore assicurano un’ottimale servizio sanitario, fornendo la cura giusta per il paziente giusto.

E’, perciò, evidente che la possibilità che i risultati di uno studio clinico possano essere influenzati dalla presenza dello sponsor aziendale, finanziante la realizzazione dello studio clinico, è un’ipotesi da scongiurare.

 

Ipotesi non tanto infondata, però, stando ai dati riportati nello studio dell’organizzazione internazionale Cochrane Collaboration: l’analisi di 48 lavori riguardanti la correttezza di studi diversi sullo stesso strumento o farmaco, sia nei confronti di altre terapie che del placebo, ha mostrato come gli studi sponsorizzati dalle aziende riportavano in generale migliori risultati e minori effetti collaterali, rispetto ai non sponsorizzati.

I numeri? In 24 casi su 100 l’efficacia della terapia risultava migliore negli studi sponsorizzati e il 31% delle conclusioni erano più favorevoli per gli sponsorizzati a discapito dei non sponsorizzati.
Addirittura l’87% dei casi ha riportato effetti collaterali “migliori”, sempre per quanto riguarda gli studi sponsorizzati!

 

“I risultati fanno scalpore, soprattutto in un periodo come questo in cui la società chiede un migliore accesso all’informazione”, è stata la dichiarazione di Andreas Lundh del Nordic Cochrane Centre.

Chiaramente, evitando le generalizzazioni, non si vuol fare di tutta l’erba un fascio, perché non tutti gli studi risultavano influenzati, né si vuole fare una critica diretta alle aziende farmaceutiche.

L’autrice principale dello studio, Lisa Bero dell’Università della California di San Francisco, ha dichiarato: “I finanziamenti dalle aziende dovrebbero essere riportati non solo sugli articoli originali, ma anche in tutti i documenti derivati, quando quei risultati sono riportati altrove. Nel momento in cui si scopre che gli studi soggetti a sponsorizzazione sono più facilmente influenzati rispetto agli altri, dovremmo sviluppare di conseguenza delle difese: migliori modi di diffondere e verificare i dati, così come un più efficace metodo di controllo sull’influenza delle aziende stesse. Solo in questo modo riusciremo a valutare correttamente gli effetti di farmaci e strumenti medici”. 


 

Ci sarebbero ancora alcune questioni irrisolte che necessitano definizione: ad esempio, una di particolare rilievo è se la sponsorizzazione debba essere necessariamente riportata sulle linee guida evidence-based, così come è già obbligatorio riportarla sugli studi.

 

E’ veramente necessaria l’introduzione di un “cieco semplice” nei confronti degli sperimentatori per scongiurare “l’effetto placebo” della sponsorizzazione aziendale?

 

 

Credits: quotidianosanità.it

Di Paolo Seralessandri. Visita qui il mio profilo linkedin