I Monitor italiani e le professioni non regolamentate

Oggi pomeriggio ho ricevuto un appello da un collega CRA, ormai famoso su CRAsecrets. Si tratta di Vittorio Carboni, gia’ piu’ volte menzionato in questo sito per aver portato alla luce un problema di incostituzionalita’ del primo decreto CRO (DM 28.03.2008). Grazie anche al suo intervento, e alla sua battaglia personale, tutti noi possiamo beneficiare delle conseguenze del nuovo decreto CRO, pubblicato qualche settimana fa su CRAsecrets.com.

Oggi Vittorio mi ha scritto per un altro problema per il quale sta intraprendendo, nuovamente, un’altra battaglia. Nella quale, ancora una volta, mi ha raccontato di essere solo. Per questo motivo, pubblicando questa sua lettera, cerco di dargli il mio supporto, consapevole che anche questa volta, la sua battaglia personale e’ una battaglia a nome di tutti noi CRA italiani.

Sebbene al di fuori dei fatti, visto che non appartengo alla associazione di cui parla (AssoMonitor, da lui stesso fondata, e dal quale al momento mi ha raccontato di essere stato radiato), offro ben volentieri questo spazio dedicato ai CRA italiani, con l’intento di dare voce al suo appello e con la speranza di innescare un dibattito costruttivo.

Sono ovviamente ben accette eventuali repliche e commenti.

 

Ecco la sua email, con in corsivo la lettera da lui inviata:

 

Caro Italo,

Ti scrivo perche’ titolare di uno dei siti internet più seguiti nell’ambito degli operatori della Ricerca Clinica italiana.

Forse non tutti sanno che sono in fase di approvazione proposte di legge che mirano a regolamentare le professioni, come la nostra, finora non inquadrate in specifici ordinamenti professionali.
Per avere un’idea complessiva dell’argomento ci si può riferire a questo documento – ed agli specifici riferimenti in esso contenuti – per avviare una propria autonoma ricerca su internet mirata alla propria personale valutazione della situazione: http://www.regioni.it/upload/240311_PROFESSIONI.pdf

Tra queste professioni rientra appunto quella del Clinical Research Associate, oggetto del sito.

Personalmente nutro enormi preoccupazioni sugli sviluppi di queste proposte di Legge,tanto che mi sono personalmente fatto carico di scrivere ad organi di stampa (tra cui il tuo sito), associazioni di settore, onorevoli relatori di Legge, capigruppo parlamentari, GaranteAntitrust, Ministero dello Sviluppo Economico, etc. La seguente lettera, alla quale ti chiedo di dare opportuna pubblicità, per sensibilizzare alla tematica il nostro settore e concertare azioni comuni di segnalazione dei rischi connessi.

Grato dell’eventuale ospitalità che vorrai darmi, colgo l’occasione per i miei saluti più cordiali e per i complimenti per la splendida iniziativa da te condotta in questi anni a favorire la conoscenza e la maturazione degli operatori del settore.

 

Ecco qui di seguito il testo del mio appello:
~~~~~
Egregia Autorità,
sono uno dei professionisti interessati dalle proposte di legge in oggetto e fondatore di una delle associazioni confluite in CNA-Professioni e sostenitrici delle proposte di legge al vaglio del Parlamento.
Volevo porre l’accento sulle finalità ispiratrici del progetto. L’Europa ci chiede: emersione, organizzazione, liberalizzazione, qualità.

Di certo nessuno di noi vuole: schiavismo, regolamentazione dispotica, chiusura del mercato e valorizzazione del servilismo a scapito del merito.

Perseguendo le finalità europee sarebbero più liberali e democratici gli abolendi Ordini Professionali piuttosto che alcuni dei progetti di Legge proposti.

Putroppo, infatti, alcune delle associazioni confluite in CNA-Professioni ed alcune delle proposte di legge in esame tengono in minimo/nessun conto quei valori e propongono l’associazione quale insindacabile (se non unico) referente del settore ed i suoi organi direttivi, NON DEMOCRATICAMENTE ELETTI, quali giudici inappellabili della titolarità del diritto all’iscrizione ed all’esercizio qualificato della professione.

Tra l’altro alcune di queste associazioni sono rappresentative di una percentuale infima dei lavoratori del settore, pur aspirando a candidarsi referenti nazionali.

Va da sè che disporre di questo potere, non soggetto a nessun controllo, pone il direttivo delle associazioni nella facoltà di condizionare ancora di più il voto degli aderenti – già detto talvolta non democratico : “se sei mio amico e mi voti hai
titolo per essere socio e lavorare con qualifica, al di là dei tuoi meriti professionali, altrimenti sei fuori e ti arrangi…..”

In realtà queste proposte di legge, se non adeguatamente contemperate da adeguati controlli di democraticità e verifiche esterne, corrono il rischio di validare e dare figura legale ad associazioni potenzialmente clientelari, dove non è la qualità del proprio lavoro il discriminante di appartenenza, ma solo la cieca obbedienza e lo stolido plauso alle imposizioni del Capo.

Auguro che Lei possa farsi interprete di queste preoccupazioni ed operare fattivamente perchè i suddetti condivisibili princìpi possano essere recepiti nella Legge, necessaria, che ci si propone di approvare.

Con osservanza


Vittorio Carboni
Senior Clinical Research Associate

Alghero (SS)


About Stefano Lagravinese

"Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua" - Confucio. Quando leggo questa frase mi vien da sorridere e al tempo stesso credo di essere davvero fortunato. Al momento penso di avere almeno 7 lavori, e.. "non mi sembra di lavorare neppure un giorno" in vita mia. Ecco quali sono i miei attuali lavori: * SENIOR CLINICAL RESEARCH CONSULTANT. CRA da quasi dieci anni, dal 2014 sono CRA consulente per alcune aziende multinazionali. Se hai bisogno di un freelance per favore contattami. * WEBSITE MANAGER. Dal 2008 sono il curatore e cordinatore degli articoli presenti su CRAsecrets.com, la prima community dedicata alla ricerca clinica. * AUTORE. Puoi trovare il mio primo ebook (sto lavorando ad un secondo ebook che sarà pubblicato a breve) Diventare CRA su www.DiventareCRA.com. E' un libro che consiglio non solo a chi voglia diventare CRA, ma a tutti coloro che vogliano entrare nel mondo della Ricerca Clinica. * TRAINER. Dal 2012 insegno nel settore della ricerca clinica presso il programma "Scienziati in Azienda" Istud e presso il corso di formazione di 40 ore da me ideato conosciuto come "Missione CRA" (www.MissioneCRA.com). * CAREER COACH. E' forse la cosa che più mi piace fare. Aiutare il prossimo a realizzarsi professionalmente. Se vuoi raggiungere un obiettivo professionale, leggi questa pagina (http://crasecrets.com/coaching/) e scegli il servizio che più ti aggrada. * NETWORKER. Mi reputo un cultore del "networking", tant'è che la maggior parte delle mie attività gravitano proprio intorno all'incontrarsi e al creare rete. Sono certo che la rete sia il futuro del mondo e che sia un dovere "coltivarla". * IMPRENDITORE. E' la novità del 2014. Sono tante le idee in cantiere. Spero di sorprenderti presto con effetti speciali!

12 thoughts on “I Monitor italiani e le professioni non regolamentate

  • Vittorio Carboni

    Caro Italo,
    ti ringrazio dell’ospitalità e della pubblicità.
    Ma a 2 giorni dalla pubblicazione pare che siamo solo io e te ad essere allarmati da questa evoluzione della legge.
    Sinceramente non capisco se io sia un visionario troppo lungimirante o un cretino che non vede la soluzione banale del problema, soluzione evidente invece ai più.
    Il parallelo che hai fatto con il mio ricorso al Consiglio di Stato mi fa propendere per la prima ipotesi e certo però non mi consola l’idea della future pacche sulla spalla di gente che mi dice “avevi ragione tu, peccato non aver fatto niente prima!”.
    Figurati che incontro colleghi che si/mi domandano: “Ma perchè la situazione del CRA italiano è così deludente rispetto ai nostri colleghi esteri?”
    A me pare che la risposta sia insita nell’insipienza ed apatia che ora anche tu hai modo di riscontrare.
    Purtroppo avverso il DM 31.3.2008 per un singolo era possibile fare qualcosa ed io l’ho fatto, coi risultati che tu e buona parte del mondo della ricerrca clinica che si riconosce in SSFA avete plaudito.
    Contro questi scenari che si vanno a prefigurare sarebbero possibili solo azioni collettive che certo da solo non posso mettere in atto.
    A futura memoria (e spero non sia epitaffio su una lastra tombale) resta questa nostra testimonianza verso postume lamentele.
    Per quanto m’era possibile fare l’ho fatto e lo farò: con la mia coscienza sono a posto.
    Auspico altrettanto per chi ci legge.
    Ciao e grazie

    V.

  • Direttivo Assomonitor

    Il Direttivo di Assomonitor ritiene di precisare quanto segue:
    1) Assomonitor nasce il 19 gennaio 2008 con atto costitutivo firmato da più di 20 soci fondatori e non dal solo socio Vittorio Carboni.
    2) Nella stessa data, i soci fondatori elessero liberamente il Direttivo e nessuno dei soci fondatori ebbe a eccepire sulla democraticità delle operazioni di voto.
    Analoga procedura fu seguita in occasione dell’Assemblea 2010, senza che alcuno dei soci ravvisasse gli estremi per istruire procedura di nullità.
    3) Come previsto da Statuto, il Direttivo di Assomonitor ha solo proposto la radiazione del socio Vittorio Carboni, rimandando la ratifica della stessa alla votazione democratica dell’Assemblea dei soci.
    4) L’affermazione estesa ad Organi di Stampa ed Autorità, che le Associazioni possano determinare chi abbia diritto ad esercitare la professione di CRA, non risponde al vero; la normazione volontaria non rappresenta barriera all’accesso alla professione (come riportato nel testo della Proposta di Legge in via di approvazione) ma solo uno strumento di informazione all’utenza (CRO e/o altri), per i professionisti che vogliano arricchire il loro CV.

    Questa comunicazione è l’unica proveniente da Assomonitor, al di fuori del circuito associativo, a commento di quanto pubblicato.

    Direttivo di Assomonitor

  • Vittorio Carboni

    E’ con grande piacere e stupore che colgo l’intervento del direttivo di Assomonitor.
    Stupore perché a parlare, genericamente, di mancanza di democrazia si sono sentiti chiamati in causa ed hanno preventivamente accampato autocertificazioni che richiamano tanto la latina “excusatio non petita, accusatio manifesta”.
    Coda di paglia, per dirla col volgo.
    Un po’ di intelligenza avrebbe consigliato di guardare in aria e fischiettare.
    Il piacere deriva dal fatto che, dalle possibili meditazioni accademiche sulla teoria di una Legge, contestata perfino dalla conferenza delle Regioni, passiamo invece a parlare del caso concreto di Assomonitor, associazione da me fondata e presente nel mondo della ricerca clinica di nostro interesse.
    Alla luce di quelle proposte di Legge è utile infatti chiarire anche ai potenziali interessati ad Assomonitor – presenti e futuri – la realtà di questa associazione, che gli ex-soci (tanti) conoscono già bene.
    L’associazione è stata fondata da me e mia moglie cui sono state attribuite – da questo direttivo – le tessere n.1 e n.2, come da mail ufficiale del 27marzo 2010.
    Se qualcuno volesse verificare di persona la veridicità di tali mie affermazioni può richiedermi l’accesso ai liberi gruppi di discussione:
    http://it.groups.yahoo.com/group/CRA_uniti/
    su cui ho riunito – col passaparola – i primi 40 simpatizzanti, tra cui i 23 (non 20) che si sono riuniti a Roma per sottoscrivere lo Statuto da me redatto, e tuttora in vigore; oppure al gruppo:
    http://it.groups.yahoo.com/group/ASSOMONITOR/
    sul quale ci siamo trasferiti dopo la nascita dell’associazione e chiuso, dopo pochi mesi dall’insediamento, dalla attuale presidenza (che ne lamentava la dispersività).
    La chiusura di questi spazi di partecipazione ha limitato le comunicazioni sociali a messaggi unidirezionali presidenza-iscritti e viceversa, visto che ai soci è impedito l’uso della mailing list sociale.
    Fatte queste doverose, ed inconfutabili, precisazioni, vale la pena che ognuno si faccia la propria idea sulla natura di questa associazione…..
    E per farsela bastano poche chiare domande – già ben note agli associati – e le precisazioni che il direttivo vorrà offrire.
    Nello Statuto in vigore – per favorire la partecipazione assembleare dei monitors distanti – è oggi prevista 1 delega al massimo per ogni votante.
    Risponde al vero che quest’anno il direttivo propone di portare a 2 le deleghe possibili (cioè 3 voti) per i partecipanti all’assemblea?
    E’ vero che lo Statuto attuale permette modifiche statutarie solo a maggioranza degli iscritti all’associazione?
    E’ vero che, con 3 voti ai partecipanti all’assemblea, i 5 componenti del direttivo potrebbero disporre di 15 voti ed essere maggioranza di un’associazione di 29 iscritti?
    Che sole 7 persone potrebbero essere maggioranza di 40? 10 maggioranza di 59? Etc…?
    E che a quel punto le deleghe potrebbero essere estese a dismisura?
    E’ vero che sono state necessarie quest’anno 2 mie diffide formali – per posta certificata – per costringere il Direttivo ad esplicitare che le deleghe devono essere FIRMATE e trasmesse solo al proprio delegato e non inviate in bianco al direttivo assieme al modulo di partecipazione all’assemblea?
    E’ vero che sono state necessarie quelle 2 diffide anche per ottenere una chiara indicazione della data di Assemblea, indicata al venerdì nell’OdG e invece su 3 giornate nella convocazione?
    Chi avrebbe poi potuto contestare risultati di votazioni fatte al giovedì o al sabato tra 4 gatti?
    E’ vero che in tutti gli anni passati le operazioni di voto sono state gestite dal direttivo e non da una commissione elettorale indipendente?
    E’ vero che nelle 2 diffide chiedevo anche una commissione elettorale indipendente?
    E’ vero che il motivo della mia proposta di radiazione sono state solamente quelle 2 mie richieste formali, che non esprimevano alcun commento ed alcun giudizio ma una pura, semplice, legittima richiesta di democrazia?
    E’ vero che già l’anno scorso avevo diffidato il direttivo dal centralizzare le deleghe e, nonostante ciò, quest’anno si è ripetuta l’iniziativa?
    E’ vero che, in tutta Italia, sono l’unico a fare queste richieste e per questo sono stato radiato?
    E’ vero che, senza quasi opposizione, già nell’assemblea dell’anno scorso s’era dato per approvato
    il passaggio dall’unica delega alla doppia delega e che sono stato solo io – giunto a casa – ad invalidare il risultato perché non era stata rispettata la maggioranza degli iscritti ma solo quella dei votanti?
    E’ vero che in una associazione in cui vengono concessi in OdG solo 15 minuti ai candidati alternativi (tutti insieme 15, non 15 ciascuno) in assemblea, mentre il direttivo ha avuto 2 anni di comunicazione a senso unico e, uscente, si prende 7 ore in assemblea, è difficile credere che un outsider abbia alternative?
    Soprattutto quando gli outsider arrivano in assemblea già “radiati”.
    Radiati perché hanno chiesto regole democratiche?
    Che speranze hanno i radiati che la proposta non sia convalidata dall’assemblea romana, di romani dotati di delega, nell’assenza dei colleghi del resto d’Italia?
    Se questa è l’associazione che può decidere la qualificazione dei monitors italiani è bene che i monitors italiani lo sappiano preventivamente e si comportino di conseguenza.
    In questo momento, se la legge sulle professioni non regolamentate non contemplasse il principio della democraticità , l’associazione Assomonitor (che io chiamo Assodirettivo) sarebbe per i CRAs italiani unico ente certificatore “di qualità”.
    Quale qualità?
    Spero che chi ci legge abbia ora, alla luce delle eventuali risposte del direttivo alle mie domande, una idea più chiara della democrazia in Assomonitor.
    Ringrazio infiinitamente il direttivo dell’opportunità offertami.
    Un saluto a tutti

    Vittorio Carboni

  • Paola Angelici

    Che Vittorio Carboni facesse riferimento ad AssoMonitor è un’affermazione di Italo “Sebbene al di fuori dei fatti, visto che non appartengo alla associazione di cui parla (AssoMonitor, da lui stesso fondata, e dal quale al momento mi ha raccontato di essere stato radiato), offro ben volentieri questo spazio dedicato ai CRA italiani, con l’intento di dare voce al suo appello e con la speranza di innescare un dibattito costruttivo”.

  • Alessandra Di Marzio

    Ciao a tutti, credo necessario che la discussione si estenda e non rimanga un ping-pong tra il Direttivo di Assomonitor e il socio Carboni. Vogliamo provare a fare un’analisi del contesto? Azzerare gli animi e chiederci: quanti sono i monitor italiani, come sono distribuiti tra dipendenti a tempo indeterminato di aziende farmaceutiche, CRO e liberi professionisti. Che cos’è la norma di autoregolamentazione della professione, i pro e i contro, magari prendendo dei riferimenti virtuosi o “viziosi”? Quali delle categorie di monitor suddette hanno interesse reale a questa norma? E’ effettivamente necessaria, utile, dà valore aggiunto alla professione oppure è ennesimo paletto, lacci, lacciuoli che ingessano il mercato reale dei lavoratori in un momento storico di liberalizzazioni, abbattimento di sylos, ordini professionali ecc ecc? Se è utile, quanto costa? Quale ente terzo certificatore? Come è meglio procedere nell’interesse di tutti? Io spero che esista un luogo, Assomonitor o qualsiasi altro contesto, per parlarne, altrimenti rimaniamo pure monadi isolate… Un saluto a tutti, Alessandra

  • Vittorio Carboni

    Cara Alessandra, ti ringrazio della pubblica occasione di dialogo offertami e mi scuso di approfittarne con tanto ritardo: il sistema del blog che doveva notificarmi le risposte evidentemente non ha funzionato.
    Entrando nel merito: sai quanto io condivida il tuo punto di vista ed abbia a cuore il problema.
    Era questa la ragione, infatti, che mi aveva spinto a radunare il Gruppo di discussione suddetto di cui parlare proprio di questi argomenti.
    Purtroppo parlare era parso pericoloso, a chi ha idee di democrazia quali quelle su raccontate e mai qui contestate, ed ogni progettualità comune è stata affossata.
    Ovvio: se la finalità non è quella del pubblico vantaggio, ma di un privato tornaconto del padrone …. del vapore.
    E di vapore trattasi perché, per fortuna, la maggior parte dei CRA italiani ha finalmente compreso che non è salutare mettere nelle mani di un “Caro Leader”, eletto a vita con i 3 voti a testa di parenti e “amici” (vd. calcoli più sopra), la propria qualificazione professionale.
    L’assemblea romana infatti, al di là degli ottimistici proclami della presidenza, s’è ridotta a 4 gatti (cioè meno degli originali Soci Fondatori!) che parlavano del ….. sottoscritto e delle sue gravissime mancanze (cioè le sue idee eretiche).
    Per fortuna la maggior parte di noi ha un CV bello solido e consolidati rapporti di lavoro basati sulla fiducia lavorativa conquistata coi risultati, e non ha nessuna necessità di “certificazioni” esterne.
    Chi ha bisogno, veramente, invece di certificazioni esterne? E’ domanda la cui risposta spiega tante logiche interne ad Assodirettivo ed alle “democratiche” passate assemblee.
    Ma i buoi ormai sono scappati e per rincorrerli non basta più promettere la sicurezza delle caselle e-mail (!), un blog su cui discutere (!?!) o vantare i propri rapporti personali con una direttrice di CRO (promessa o minaccia?).
    Per fortuna, infatti, i direttori di CROs conservano rapporti di lavoro sulla base delle caratteristiche professionali utili del CRA e non hanno certo bisogno della certificazione degli “amici”.
    In Italia, nel privato, il merito conta ancora qualcosa, almeno fino a quando non si metterà in piedi un carrozzone con qualche bella poltrona, di cui tu pagherai lo stipendio, sulla base delle scelte assembleari di “altri” delegati.
    Concludo, quindi, dicendoti che quella della qualificazione “esterna” è una fesseria: le CROs ed AIFA hanno esigenze – quelle e non altre – che vanno a soddisfare con i corsi cui ti sottopongono, (le prime), ed il Decreto CRO ed audit (AIFA), per i quali quindi tu sei già “certificata”.
    Non solo: la tua certificazione – concreta e sperimentata dalle CROs – si rafforza ogni giorno di lavoro, senza però che tu veda valorizzazione di questa tua qualità.
    Figurati con una certificazione esterna e screditata!
    Se vogliamo dare un significato al nostro impegno lavorativo la strada è altra, neanche tanto lunga e complessa (basta un confronto con i nostri omologhi esteri), e non percorribile da chi in 4 anni ha dimostrato di avere altri obiettivi, personali e mai preventivamente condivisi con i Soci.
    Obiettivi tali che scopo dichiarato ed abortito (per mancanza del numero legale!) della presidenza alla recente assemblea era anche la cancellazione dallo Statuto della finalità associativa posta all’Art.3: “Mettere in campo tutte le iniziative atte a tutelare la dignità, la professionalità e l’acquisita esperienza del Clinical Monitor sotto il profilo contrattuale, retributivo, normativo ed informativo.”
    Vuoi sentirtelo dire più chiaramente di così? Cancellavano la norma, per cancellare la loro ignavia!
    Assodirettivo non vuole lavorare per te, però vuole il tuo voto: di qui le blandizie degli ultimi tempi e la campagna acquisto soci prorogata fino a giugno.
    Se e quando passerà la doppia delega non avrà bisogno neanche di quello!

  • Vittorio Carboni

    E’ mia ferma convinzione che ai patti stabiliti non si possa contravvenire.
    Pacta sunt servanda dicevano gli antichi.
    E se è scusabile che alcuni degli iscritti alla associazione poco caso abbiano fatto allo Statuto, assolutamente non scusabili sono coloro che hanno amministrato l’associazione in spregio a quei princìpi sui quali s’erano impegnati ad operare.
    Princìpi statutari posti nella Home Page sociale ed in cui si racconta della “associazione dei monitors italiani” (tutti, non alcuni) avente obiettivi – finora condivisi dalla maggioranza – elencati all’Art.3.
    Giusti? Sbagliati? Erano lì quando siete arrivati, non ci avete trovato nulla di particolarmente disdicevole da non poter essere condiviso ed avete quindi pagato, associandovi, per quel tipo di proposta e di “servizio”.
    Lo Statuto ora in vigore, infatti, era stato condiviso dai 23 soci fondatori, che stabilirono una serie di princìpi di validità universale che sarebbero tornati utili, si immaginava, a chiunque in futuro si sarebbe avvicinato all’associazione.
    Quali sono questi princìpi?
    Innanzitutto si è in comune stabilito cos’è Assomonitor e dove vuole andare (Art.3).
    Poi s’è costruita la sua architettura societaria, finalizzata alla massima partecipazione degli associati e ben distante da una gestione proprietaria dell’associazione.
    Cosciente della dispersione sul territorio italiano dei soci, ho voluto – ed i soci fondatori hanno condiviso – che l’ordinaria amministrazione dell’associazione (subordinata agli obiettivi statutari) fosse sempre assicurata, con agilità gestionale non condizionata dalle assenze alle assemblee.
    Infatti le assemblee di Assomonitor possono deliberare a maggioranza dei presenti, sulla base del principio del “torto” degli assenti, fatta salva la possibilità per questi ultimi di delegare UNA persona di fiducia, che li rappresenti e a loro poi relazioni.
    Altre associazioni, pure con soci sparsi sul territorio nazionale (SSFA per esempio), neanche contemplano l’istituto della delega (saggiamente, oggi dico) e chi è presente, decide: una testa, un voto.
    L’assemblea decide sulla gestione ordinaria, ovviamente, nel rispetto degli obiettivi statutari condivisi!
    Se infatti si volesse fare di Assomonitor una bocciofila, una CRO, una loggia massonica o un Milan Club, capite bene che non è decisione che può essere demandata a pochi fortunati, visto che chi si è iscritto e ha pagato lo ha fatto contando su ben altre finalità.
    Ho quindi inserito in Statuto la norma che le modifiche statutarie – e SOLO QUELLE – devono essere approvate a maggioranza dei soci iscritti, visto che lo Statuto regolamenta proprio quei princìpi generali su cui si regge l’associazione – stabiliti dai soci fondatori all’unanimità e condivisi da ognuno all’atto dell’iscrizione. Pacta sunt servanda, abbiamo detto.
    Vorrei allora che immaginaste un’associazione in cui fosse sconvolto il principio dell’UNICA delega e passasse la possibilità dei 3 voti per ognuno dei presenti in assemblea, come più volte testardamente proposto (imposto?) da questo direttivo uscente.
    La gestione ordinaria dell’associazione non cambierebbe, visto che, in tal caso, abbiamo detto che già lo Statuto prevede che gli assenti abbiano sempre torto: quello quindi che è possibile fare ora – rispettando le finalità statutarie – si può fare, senza problemi, anche se si fosse in assemblea in sole cinque persone.
    Perché allora pretendere la doppia delega ed espellere chi vi si oppone? Dove invece cambierebbero radicalmente le cose con 3 voti ai presenti in assemblea?
    Potrebbero cambiare proprio in quel contratto, lo Statuto, che ogni Socio ha firmato all’atto della sua adesione all’associazione.
    In pratica si demanderebbe ad un ristrettissimo numero di persone (i calcoli sono fatti solo qualche mio intervento più su) di decidere cosa fare di tutta l’associazione, senza nessuna consultazione preventiva dei soci paganti e solo in base ad una maggioranza di “tessere”.
    Perché decidere in pochi dove si dovrebbe decidere tutti?
    Chi ha paura di condividere preventivamente con la maggioranza
    dei soci i futuri obiettivi statutari?
    Come mai un ristretto numero di portatori sani di delega, sempre presenti e plaudenti alle assemblee, così strenuamente difende il diritto di pochi di decidere a scapito dei molti?
    Dov’è che questi pochi, ben noti perché elencati in verbale, vogliono portare Assomonitor all’insaputa dei più?
    Faccio notare intanto, giusto per strappare una maschera, che tra le modifiche statutarie proposte
    l’ex direttivo mette di abolire quale obiettivo dell’associazione quello di contribuire alla tutela della professionalità e dell’acquisita esperienza del Clinical Monitor sotto il profilo contrattuale, retributivo, normativo ed informativo.
    C’è da domandarsi allora, come fa qualcuno, perché negli ultimi 16 anni le nostre condizioni lavorative sono solo peggiorate?
    A me pare che la risposta dell’ex-direttivo sia già più che evidente e spieghi molto bene la sua latitanza al riguardo dei passati 4 anni…..
    Quali sono allora gli obiettivi misteriosi sui quali in pochi vogliono decidere a scapito dei molti?
    Già ci dicono che non vogliono occuparsi del miglioramento delle nostre condizioni lavorative: cosa vorranno fare allora?
    Potrebbero, per esempio, modificare lo Statuto estendendo ancora il principio della delega: invece che 2 anche 3, oppure 4, o più.
    Chi potrebbe più impedirlo?
    Perché non un uomo solo, a vita, e non ne parliamo più?
    Con un bel posto, ben remunerato e tante cariche sociali ben retribuite da distribuire agli amici!
    Del resto questa nuova associazione potrebbe avere una influenza determinante sulla libera attività professionale del monitor e sono incarichi di responsabilità, mica scherzi.
    Siamo tutti certi, allora, che chi va a rappresentarci in assemblea sia sempre lì a curare i nostri interessi?
    E se sono i nostri interessi, perché non ve li raccontano prima invece che chiedervi la delega, così tutti felici li approviamo a maggioranza?
    Non verrei neanche più accusato di comportamento antisociale…..
    Povero me, peccatore malpensante ….O che invece ci azzecca?
    E tornando ai principi validati in Statuto: che c’è di male se dopo 4 anni si cambia il presidente?
    Il ricambio degli amministratori assicura la correttezza delle gestioni, dato che poi altri, subentranti, potranno fare le opportune verifiche sui conti e l’operato.
    Perché questo non deve più essere principio valido per Assomonitor e l’ex-direttivo è ancora lì?
    Come mai , se c’è il rischio che si candidi qualcuno non “amico”, le candidature ci sono?
    Mentre si liquefanno appena ci si tranquillizza scoprendo di essere rimasti soli con gli amici?
    Senza candidature si avalla la proroga dell’ex direttivo: ma che coincidenza!
    Lo Statuto è lì da 4 anni e chi amministrava sapeva di dover gestire in vista di un ricambio.
    Se oggi mancano le candidature, di chi è la colpa? Dei soci? Oppure dei candidati radiati?
    C’è più da diffidare di chi difende i princìpi e sta alla finestra a farsi cacciare, oppure di chi difende ad oltranza la propria poltrona mantenendosi alla guida dell’associazione ben oltre i termini previsti dallo Statuto?
    Come difendersi da queste prevaricazioni? Non certo andando in assemblea a fare la … minoranza.
    Credo che i soci e soprattutto gli ex-soci di Assomonitor l’abbiano già ben compreso, vista la scarsa partecipazione all’assemblea di febbraio.
    Basta lasciare soli direttivo ed amici a farsi da soli la loro associazione tra intimi, di cui saranno maggioranza assoluta e in cui potranno darsi gli obiettivi a loro più consoni, senza il rischio di nuocere ai distratti.
    E poco conta che ora essi scoprano il valore della privacy della posta oppure della comunicazione (filtrata) tra i soci: i buoi sono scappati!
    Meglio nessuna associazione che questa associazione.
    Anche se riprendere a discuterne pubblicamente qui, può porre le basi di una nuova collaborazione, di un nuovo patto, fuori da timori e prepotenze.

  • Vittorio Carboni

    …. giusto una precisazione, che io do per scontata ma che forse per altri che non mi conoscono tale non è.

    Perchè mi affanno tanto a spiegare Assomonitor e il suo statuto?

    Perchè ho sulla coscienza la creazione dell’associazione e non posso vivere nello scrupolo che uno strumento nato per la difesa dei monitors italiani si possa trasformare nel mezzo della loro oppressione.
    Di certo io conosco lo Statuto, ma non sarò sempre presente.
    Poichè invece tanti sono fiduciosi e distratti, vorrei che essi al generico “volemose bene” sostituissero la lettura, l’attenta analisi e, se necessari, la critica e il dissenso.
    Dissenso: sale della democrazia ma tarlo dei regimi, che gli riservano censura ed espulsioni.
    Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
    Vecchia saggezza popolare da non scordare mai!

  • Vittorio Carboni

    Certo che gli esempi che vediamo anche in TV un po’ di cautela dovrebbero insegnarla……

    http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/449448/

    “Parliamo allora del grande mistero del Sin.pa: gli iscritti. Chi li ha visti? Quanti sono? Nel 2006 una cifra la diedero, in un’interrogazione parlamentare, Roberto Cota, attuale governatore del Piemonte, e Lorenzo Bodega: «oltre 350 mila». Chissà quanti saranno cinque anni dopo. La Mauro, recentemente, a una giornalista Rai de «L’ultima parola» ha corretto il tiro. «Sono 250 mila iscritti in tutto il Nord». Le cifre, come si vede, ballano, talvolta anche la matematica diventa opinione. Ma neppure in via Bellerio ci credono. L’ex tesoriere Francesco Belsito e la dirigente amministrativa del Carroccio, Nadia Dagrada, intercettati mentre discettano dei bilanci del Sin.pa («voglio vedere gli estratti conti del sindacato padano, cosa succede», «secondo me gli viene un infarto», «ah beh per forza, non sono usati per il sindacato, quindi») ironizzano sui tesserati: «C’avevamo quei settemila iscritti no?», risata sarcastica. «Secondo me saranno… boh?». «Pochi». “

  • Vittorio Carboni

    Una domanda che vorrei porvi…..
    Cos’è un iscritto ad un’associazione?
    E’ uno che una volta ha iscritto il suo nome negli elenchi dell’associazione?
    Letteralmente è solo quello, non c’è storia.
    Accezione comune sarebbe, invece, per il volgo, il numero dei soci paganti a scadenza.
    Se però non ci si mette preventivamente d’accordo sui termini, gli “iscritti” possono sempre essere anche Soci.
    A maggior ragione se la scadenza delle iscrizioni non viene mai, perchè sempre prorogata.
    Ovviamente in un bilancio economico chiuso a scadenza, e pubblico, simili artifizi verbali non si possono tentare: i numeri sono numeri!
    Se dichiari 100 iscritti ma i soldi in cassa sono delle iscrizioni di 40, qualche dubbio viene….
    Soluzione “padana”? Non si presenta il bilancio.
    Non c’è solo Belsito però: ricorderete la storia del milione di iscritti nel PDL, alcuni a loro insaputa.
    “Follow the money”, dicevano durante il Watergate.
    Ma se “money” non c’è, come si fa?
    Solo uno spunto di riflessione, che spero vi sia utile.
    Arrivederci

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