Ebola, il virus che infetta e uccide con impressionante rapidità

Localizzazione della zona

Fig 1: Localizzazione della zona di insorgenza dell’epidemia [1]

BREVE PANORAMICA DELL’ EPIDEMIA CHE HA COLPITO L’AFRICA OCCIDENTALE

INTRODUZIONE

 Ebolavirus è uno dei tre 3 generi appartenenti alla famiglia dei Filoviridae, virus a RNA capsulati, non segmentati, caratterizzati da una struttura filamentosa. Il genere Ebolavirus comprende 5 ceppi distinti.

Il virus Ebola (il cui nome riprende quello di un fiume che attraversa l’Africa centrale) è stato scoperto nel 1976 quando due focolai si presentarono nella Repubblica Democratica del Congo e nel Sudan meridionale.

La riserva naturale del virus sembra essere il pipistrello della frutta, una specie di pipistrello presente in Africa. L’uomo si infetta attraverso il contatto diretto con sangue, escrementi, organi o fluidi di animali contagiati o morti, attraverso il consumo di carni contaminate oppure toccando superfici ricoperte di liquidi provenienti da pipistrelli infetti e successivamente portando le mani  agli occhi o alla bocca.

Il periodo di incubazione dura 21- 42 giorni e la morte sopraggiunge per danno tissutale (in particolare a livello delle cellule endoteliali e dei fagociti) e compromissione della funzionalità di diversi organi, quali ad esempio fegato e reni. I sintomi correlati sono febbre, tosse persistente, forti cefalee, dolori muscolari, debolezza, dissenteria, vomito, emorragie interne ed esterne.

Tra il 1976 e il 2012, in Africa, si sono succedute diverse epidemie di Ebola con 2387 casi, di cui il 66% con esito letale.

L’EPIDEMIA ATTUALE

L’attuale epidemia (sostenuta da Zaire ebolavirus (EBOV), il ceppo con la maggiore letalità) sembra aver avuto inizio, nel dicembre 2013, in un villaggio (Meliandou) vicino a Guéckédou, Guinea, dove è comune la caccia al pipistrello.

Nell’aprile 2014 aveva già raggiunto la Sierra Leone e la Liberia, mentre in agosto erano stati registrati casi anche in Nigeria e in Senegal. La velocità di diffusione è stata straordinaria, con un numero di casi pari a 1603, di cui 887 decessi.

In settembre si registravano i primi casi, per fortuna isolati, di Ebola fuori dall’Africa.

In ottobre, l’OMS affermava che l’epidemia stava accelerando e che, prima di poterla mettere sotto controllo, avrebbe potuto colpire più di 20.000 persone, quasi sette volte il numero di casi fino ad allora riportati.

QUADRO CLINICO

L’attuale epidemia prevede un periodo di incubazione tra 2 e 21 giorni. Durante la fase di incubazione, ossia prima della comparsa della febbre, non è emerso nessun caso di contagio. L’esordio della malattia si manifesta con febbre improvvisa e sindrome simil-influenzale (mialgia, astenia, cefalea e faringodinia). Altri sintomi, più o meno precoci, si manifestano a livello gastrico (grave diarrea acquosa, dolori addominali, nausea e vomito), respiratorio (dolori toracici e tosse), cutaneo (rash maculo-papuloso) e neurologico (cefalea e confusione). Compaiono poi altri sintomi quali emorragie gravi (solitamente dopo 5-7 giorni dalla febbre), stato di shock.

La diagnosi prevede specifiche analisi di laboratorio, da condurre in condizioni di massimo contenimento di rischio biologico, in quanto i campioni dei pazienti presentano un rischio biologico estremamente elevato.

IL TRATTAMENTO

INTERVENTI DI BASE

Poiché non è attualmente disponibile alcun vaccino o farmaco approvato per trattare l’infezione da virus Ebola, vengono attuati degli interventi di base, che quando utilizzati in modo tempestivo, possono migliorare significativamente le possibilità di sopravvivenza.

I sintomi dell’infezione vengono trattati alla loro comparsa con apporto di fluidi endovena e mantenimento del bilancio elettrolitico (sali corporei), controllo dei valori pressori e dell’ossigenazione e trattamento delle altre infezioni, qualora insorgano.

La guarigione da Ebola dipende dall’adeguatezza delle terapie di supporto e dalla risposta immunitaria del paziente. Le persone che guariscono sviluppano anticorpi che durano per almeno 10 anni, forse più a lungo. Non è noto se le persone che guariscono dall’infezione rimangano immuni a vita o se possono contrarre l’infezione da differenti specie di Ebola. Molte persone guarite da Ebola hanno però sviluppato complicazioni a lungo termine, come problemi alle articolazioni e alla vista [2].

SVILUPPO DI NUOVE TERAPIE

Per l’infezione da Ebola, sono attualmente in fase di sviluppo vaccini e terapie che ancora  però non sono stati completamente testati per efficacia e tollerabilità.

Il numero di casi sospetti, probabili e confermati di Ebola in Liberia, Guinea e Sierra Leone è adesso di oltre 23.000 e il numero di morti supera i 9.200. Nonostante i nuovi casi di Ebola siano diminuiti da circa 800 a settimana (picco dell’epidemia) a circa 100 a settimana, la ricerca di un farmaco o vaccino per combattere il virus rimane uno dei grandi obiettivi della ricerca e sono stati fatti progressi senza precedenti, soprattutto in termini temporali (settimane o mesi anziché anni o decenni).

Un’equipe di ricercatori francesi dell’Inserm (Istituto Nazionale Francese della Salute e della Ricerca Medica) che sta testando un nuovo farmaco per l’Ebola, chiamato Favipiravir, ha rivelato che questo potrebbe migliorare la sopravvivenza dei pazienti nelle prime fasi della malattia. Parlando alla Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections (CROI), il ricercatore Denis Malvy dell’Università di Bordeaux, ha osservato che si tratta tuttavia di esperimenti ancora in corso e che quindi è necessario interpretare i risultati con molta cautela. Sulla rivista Science viene riportato che la prima sperimentazione di Favipiravir è stata svolta dalla metà di dicembre 2014 alla metà di gennaio 2015. In questo periodo, un totale di 69 persone, tra adulti e adolescenti hanno ricevuto il farmaco per un periodo di tempo pari a 10 giorni. I risultati sono stati confrontati con quelli di pazienti che, negli stessi centri clinici, avevano ricevuto le terapie standard per i tre mesi precedenti alla sperimentazione. Circa la metà dei partecipanti alla sperimentazione è morta, con un tasso di mortalità simile a quello del gruppo di controllo. Quando però i ricercatori hanno analizzato un sottoinsieme di pazienti che presentava livelli più bassi del virus nel sangue, hanno riscontrato un aumento del tasso di sopravvivenza. Dei pazienti nelle prime fasi della malattia solo il 15 % moriva rispetto al 30 % di mortalità nel gruppo di controllo. Malvy ha sottolineato comunque che questi risultati potrebbero non essere collegabili al Favipiravir, e che sono necessari ulteriori studi.

Un altro farmaco che ha attirato l’attenzione durante l’epidemia è Zmapp, un insieme di anticorpi monoclonali che si legano alla superficie del virus e che, nel caso ideale, possono disattivarlo. É cominciata in Liberia la sua sperimentazione clinica. Come riportato dal Medical Xpress, lo studio è coordinato dall’Istituto Nazionale per le Allergie e le Malattie Infettive degli Stati Uniti, in collaborazione con il governo liberiano. Il trial prevede la selezione sia di pazienti affetti da Ebola, presso i centri di cura in Liberia, che di volontari infettati, tornati negli Stati Uniti, o di chiunque contragga l’infezione mediante trasmissione secondaria.

Intanto, sono in corso di sviluppo anche diversi vaccini.

Uno di essi è prodotto da GlaxoSmithKline (GSK) in collaborazione con il National Institutes of Health degli Stati Uniti, un altro da Merck in collaborazione con la Public Health Agency del Canada, mentre il terzo è prodotto da Johnson and Johnson insieme all’azienda Bavarian Nordic. Le sperimentazioni di quest’ultimo vaccino sono cominciate lo scorso gennaio, mentre un esperimento che coinvolgerà 30.000 persone dovrebbe avviarsi per testare gli altri due [3].

Una particolare osservazione va fatta per il vaccino di proprietà GSK (Chad3Ebola-Zaire). Questo è stato maturato nei laboratori dell’IRBM Science Park di Pomezia, vicino Roma. Proprio così: la scoperta parla italiano! E’ nel Sud Italia (Pomezia e nella filiale di Napoli) infatti che il vaccino è stato sviluppato e ora sarà prodotto in quantità tali (circa 10 mila dosi) da poter assicurare le scorte necessarie per lo studio clinico. Il vaccino, testato sui macachi, sembra essere inoltre quello che assicura la protezione immunitaria di più lunga durata (10 mesi). Lo sforzo e l’impegno del team di ricercatori hanno infatti portato all’ideazione di un vaccino “genetico” (in quanto geni del virus Ebola sono stati introdotti nel vettore virale di un adenovirus innocuo per il genere umano) che è in grado di mobilitare oltre agli anticorpi anche i linfociti, creando così una doppia risposta molto efficace [4].

CONCLUSIONI

Nonostante il numero di soggetti colpiti da Ebola sia diminuito, l’Africa occidentale si trova ancora al centro della più estesa e più complessa epidemia mai registrata.

E’ necessario quindi continuare la corsa per ridurre il numero di nuovi casi di Ebola e per garantire che i malati possano guarire completamente.

La bontà e l’adeguatezza degli studi clinici porteranno a valutare la reale efficacia delle terapie in sperimentazione, confermando ancora una volta la loro importanza, quali implementazione dei progressi raggiunti nella ricerca di base.

BIBLIOGRAFIA

[1] Baize S et al, NEJM 2014

[2] Imagine Srl, Provider Nazionale n°6

[3] Titolare del Copyright: © Unione europea, 1994-2015;

Fonte: CORDIS http://cordis.europa.eu/

[4] mobile.ilsole24ore.com

 


About Claudia Calò

Sono laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche. Dopo diversi anni di esperienza come farmacista collaboratore, ho confermato la mia originale idea di voler lavorare non "con" il farmaco ma "per" il farmaco. Ho deciso allora di investire in ulteriore attività formativa, motivata dal desiderio di crescita professionale. Ho conseguito il diploma di Master in Tecnologie Farmaceutiche ed Attività Regolatorie, presso l'Università degli Studi di Parma, e mi sono focalizzata sull'applicazione delle GMPs durante lo stage. Per aumentare il mio bagaglio culturale e intraprendere una strada che mi ha sempre affascinata, ho deciso di frequentare il corso di 40 ore per diventare CRA. Questo mi ha offerto la possibilità di interagire con “persone addette ai lavori” che, grazie alle loro esperienze e alla capacità di trasmettere le loro conoscenze, hanno confermato il mio entusiasmo per una professione che immagino sarà per me altamente stimolante e gratificante. Le precedenti esperienze lavorative mi hanno permesso di acquisire diverse competenze ed abilità, dalla capacità di organizzarmi e gestire il tempo, all'acquisizione di un metodo di lavoro scrupoloso ed efficiente. Sono una persona affidabile, empatica, proattiva e cooperativa, flessibile e in grado di calarsi, facilmente e in breve tempo, nei ruoli richiesti dalla posizione ricoperta. Ho uno spiccato senso del dovere e la capacità di mettermi in discussione e di essere aperta alle sfide che la vita mi offre.