Clinical Research Associate = Cabin Crew?

Pubblico volentieri questo commento postato da un collega CRA riguardo la nostra professione.

Lo pubblico volentieri inquanto sono sicuro (almeno lo spero) che questo possa aprire un interessante dibattito:

Buongiorno a tutti, permettetemi di spiegare il mestiere di CRA a chi ancora non lo conosce nel dettaglio.

Il CRA si occupa di studi clinici.

Per delineare le principali figure che operano nell’ambito di uno studio clinico, e metterle in rapporto l’una con l’altra, ricorrerò ad una similitudine, che ritengo molto calzante: uno studio clinico come un volo di linea.

Il medico, o Principal Investigator, è il pilota del volo, colui che siede al timone ed ha il compito di seguire la rotta, e che è soprattutto il responsabile ultimo di ogni singolo passeggero salito a bordo del suo aereo (cioè di ogni paziente arruolato nello studio clinico).

Come ogni pilota di aereo è affiancato da un co-pilota, così ogni Principal Investigator si avvale della collaborazione di altri medici, chiamati sub-investigators.

Gli operatori della torre di controllo guidano e indirizzano il pilota, e lo aiutano a risolvere i problemi, piccoli o grandi, prevedibili o inattesi, che possano minacciare il normale svolgimento del volo.

Nella torre di controllo di uno studio clinico ci sono i Clinical Research Scientists (o semplicemente Clinicians), dipendenti della casa farmaceutica (sponsor) che ha promosso lo studio. Dai loro uffici i Clinicians si occupano di controllare l’andamento dello studio clinico e di fornire supporto di tipo scientifico ai medici dello studio.

Alla fine dello studio, i Clinicians collaborano alla stesura del report e, assieme ai medici, scrivono articoli scientifici e poster, che poi presentano a congressi in giro per il mondo.

In un volo di linea ci sono, infine, gli assistenti di volo, cioè gli steward e le hostess.

Gli assistenti si preoccupano che nel corso del volo all’interno dell’aereo tutto vada per il verso giusto, che il viaggio sia confortevole e che a passeggeri e piloti non manchi nulla.

Gli steward servono il caffè e le bevande, raccolgono tazze, bicchierini e resti di cibo alla fine del pasto, e il loro compito più importante è che all’interno dell’aereo tutto sia in ordine.

Sono servizievoli nei confronti di tutti, piloti, passeggeri e personale di terra.

Se il pilota va in bagno e si accorge che è finita la carta igienica, lo comunica allo steward che, ringraziandolo di averlo avvisato, provvede subito a mettere un rotolo nuovo.

I CRA sono gli steward e le hostess di uno studio clinico.

Il CRA si occupa di tutti questi aspetti pratici e organizzativi che persone con mansioni più importanti (medici e clinical research scientists) non hanno né il tempo né la voglia di considerare.

Il mestiere di CRA non ha niente a che vedere con la scienza, è una mansione di tipo burocratico.


Un CRA di Milano

Chiaro e conciso, il nostro collega CRA di Milano.

Ma è davvero così? il lavoro di CRA “non ha niente a che vedere con la scienza”? o è una esagerazione quasi esasperata del nostro amico collega?

E tu, cosa ne pensi?

Sii il primo a commentare!


About Stefano Lagravinese

"Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua" - Confucio. Quando leggo questa frase mi vien da sorridere e al tempo stesso credo di essere davvero fortunato. Al momento penso di avere almeno 7 lavori, e.. "non mi sembra di lavorare neppure un giorno" in vita mia. Ecco quali sono i miei attuali lavori: * SENIOR CLINICAL RESEARCH CONSULTANT. CRA da quasi dieci anni, dal 2014 sono CRA consulente per alcune aziende multinazionali. Se hai bisogno di un freelance per favore contattami. * WEBSITE MANAGER. Dal 2008 sono il curatore e cordinatore degli articoli presenti su CRAsecrets.com, la prima community dedicata alla ricerca clinica. * AUTORE. Puoi trovare il mio primo ebook (sto lavorando ad un secondo ebook che sarà pubblicato a breve) Diventare CRA su www.DiventareCRA.com. E' un libro che consiglio non solo a chi voglia diventare CRA, ma a tutti coloro che vogliano entrare nel mondo della Ricerca Clinica. * TRAINER. Dal 2012 insegno nel settore della ricerca clinica presso il programma "Scienziati in Azienda" Istud e presso il corso di formazione di 40 ore da me ideato conosciuto come "Missione CRA" (www.MissioneCRA.com). * CAREER COACH. E' forse la cosa che più mi piace fare. Aiutare il prossimo a realizzarsi professionalmente. Se vuoi raggiungere un obiettivo professionale, leggi questa pagina (http://crasecrets.com/coaching/) e scegli il servizio che più ti aggrada. * NETWORKER. Mi reputo un cultore del "networking", tant'è che la maggior parte delle mie attività gravitano proprio intorno all'incontrarsi e al creare rete. Sono certo che la rete sia il futuro del mondo e che sia un dovere "coltivarla". * IMPRENDITORE. E' la novità del 2014. Sono tante le idee in cantiere. Spero di sorprenderti presto con effetti speciali!

38 thoughts on “Clinical Research Associate = Cabin Crew?

  • Federico

    Non sono ancora Clinical monitor, ma sto studiando per diventarlo. Certo, a leggere queste cose, per altro scritte da parte di uno che FA QUESTO MESTIERE, mi verrebbe da mollare tutto da domani. Certo, la prima cosa che mi viene in mente è questa: Perchè un hostess, per diventare tale, fa solo un corso professionale dopo il diploma, mentre un CRA, per svolgere questo lavoro di sola burocrazia, ha bisogno di: laurea triennale + laurea specialistica + Master di II livello (e a volte può non bastare)?

  • elisa

    Personalmente non sono d’accordo con quanto descrive il nostro collega
    ed una descrizione del genere mi lascia basita!
    Mi sembra che si stia di gran lunga “sminuendo” una figura “chiave” nella ricerca clinica che quotidianamente si trova a dover sopportare insulti dalla torre di controllo, dai piloti e dai comitati etici!
    Una figura che ogni giorno combatte con treni, aerei, ritardi, scioperi e non lavora mai le famose 8 ore…
    Infine considerare il nostro un lavoro solo “burocratico” che non richieda nulla di scientifico mi fa abbastanza ridere perchè credo che affinchè si possa monitorare qualsiasi studio clinico è fondamentale capire cosa si stia facendo altrimenti non si è un grado di spiegarlo nè ai piloti nè ai co-piloti. Naturalmente a mio parere dipende tutto dall’interesse che si ha nel fare il CRA ed è chiaro che non siamo tutti uguali!

  • enrica

    ragazzi, dopo questo commento devo dir mi è sceso un pò di sconforto..io sto ultimando un dottorato di ricerca e vorrei intraprender questa professione il prossimo anno…chiedo a quelli che son già CRA…ma è davvero cosi’ avvilente come dice il vostro collega o è assolutamente esagerato?grazie a tutti ciao

  • mrgianluca

    “Non esistono alvori noiosi. L’obbligo di farli ci rivela il contrario”

    La decisione di intarprendere una qualsivoglia carriera è frutto di una serie(quasi infinita) di considerazioni, leggittime, illeggittime, lecite e non, comode e meno comode…..
    Detto questo, il miglior modo per apprezzare quello che si fa è trovarsi sempre di fronte a nuove sfide e nuove situazioni, in sostanza crescere.
    Questo secondo me vuol dire che quando si smette di apprezzare i lati positivi di quello che si fa qualssiasi cosa diventa avvilente…… ed il lavoro di CRA non è immune, evidentemente.
    Chiudo con una citazione così come ho iniziato:
    “toujours pernix”!
    e ultimo ma non ultimo:
    Stay Hungry. Stay Foolish.
    😉

  • Vincenzo

    Condivido abbastanza l’esempio del collega di Milano ma di certo non deve demoralizzare le persone che si avvicinano alla professione di CRA. Questo tipo di lavoro è interessante, stimolante per chi piace approfondire la materia medica del protocollo che segue, ti porta a conoscere e a frequentare colleghi e culture di tutto il mondo per chi lavora in CRO internazionali, ma dall’altra parte si ha sempre la sensazione di stare tra l’incudine e il martello. E poi ricordiamoci chi sono i nostri interlocutori principali: i medici!! Credetemi, dopo 5 anni da informatore e 3 da CRA magari essere paragonato ad una hostess o ad uno steward! Spesso mi sembra di essere più un babysitter…

  • Gianluca

    Io sono laureato in CTF e sto tentando la strada per il lavoro di CRA, mi deprime sapere che si tratta di un lavoro allo stesso livello della babysitter o dello stewart e mai e poi mai vorrei fare o essere paragonato a un informatore scientifico, perchè è un lavoro che (con tutto rispetto), trovo avvilente e noioso: ore e ore nelle sale d’attesa dei medici (in mezzo ai malati che tossiscono), cercare di “vendere” un farmaco ad un medico (perchè non ditemi che il medico e l’informatore fanno dibattiti scientifici, l’informatore è un rappresentate che cerca di piazzare un prodotto), medici che si scoglionano ad ascoltarti perchè gli fai perdere tempo, cercare di farsi una clientela (come un commerciante qualsiasi) e quindi lasciare i regalini (la penna, il gadget), tenersi buoni i medici, magari mandando il cestino con i vini e i torroni a Natale, offrirgli subito il caffè se li incontri al bar… insomma, un lavoro che MAI vorrei fare. Mi dite ora cosa c’entra questo lavoro con quello del CRA/Clinical monitor, a parte avere in comune il fatto che entrambi lavorino per conto di un’industria? Ok, anche il CRA s’interfaccia con i medici, ma non deve vendere un prodotto, di fatto fa il monitoraggio di studi clinici, verificando l’aderenza alle norme di buona pratica clinica, revisionando (o compilando) i Case report form, può diventare responsabile di un progetto (Project leader) ecc…. , c’è molta burocrazia si, ma mi sembra un lavoro di ben altro (e alto) livello e poi siamo laureati! (gli informatori hanno la laurea triennale, le hostesse e le babysitter non hanno bisogno di studi).
    Se è davvero così deprimente e scarso come lavoro, allora cercherò di cambiare e cercare lavoro nei regulatory affairs… O ancora, come laureato in CTF posso anche essere un Clinical Research scientist?

  • Viviana

    beh, io sono CRA da 5 anni e non mi rivedo nella figura di stewart o hostess…in realtà, se al pilota finisce la carta igienica, al max la richiede allo sponsor tramite il CRA. Io credo che, in questa similitudine, il lavoro del CRA è assimilabile alla figura dell’operatore della torre di controllo. Rocordo che in Romania, ad Oradea per la precisione, c’è un aeroporto senza torre di controllo: li ebbene, gli aerei partono lo stesso ma ne partono si e no 2 al giorno e, se c’è nebbia oa anche una nuvola, lìaereo non atterra o non parte…senza di noi, lo studio lo si fa…ma che qualità ha?Senza di noi i medici non sanno naenche che cos’è una CRF, noi li guidiamo in tutto e per tutto e senza di noi sono persi.
    La figura dell’hostess la lascio a quei colleghi/colleghe che credono che la nostra porfessionalità si misuri dall’ampiezza della nostra lingua sul sedere del PI…io ritengo che il CRA sia la figura chiave dello studio…e dico anche a chi si deprime nel leggere tale similituine che la considerazione del collega di Milano non è una conclusione oggettiva, ma soggettiva. Io non lavoro come una hostess, ma come colei che, dalla raio, dà le dierttive al pilota.
    baci a tutti

  • Valentina

    Il paragone con il volo di linea è divertente, ma io farei delle modifiche: le hostess sono le research nurse! Loro assistono i pazienti e portano la cartaigienica =)

  • Antonio

    Io sono uno studente laureando in biotecnologie con forte propensione a diventare in futuro CRA.
    Contrariamente a molti altri che dopo aver letto l’articolo si son dati per spacciati, cambieranno percorso di studi, o peggio ancora si stanno imbottendo di ansiolitici, io mi limito a fare un commento molto semplice.
    La similitudine CRA = cabin crew è assolutamente soggettiva (concordo con Viviana) e lavorando con la fantasia si potrebbero immaginare accostamenti più esatti e meno catastrofici.
    Ma poi la cosa che mi lascia basito NON è l’articolo, ma alcuni commenti in cui si “cade dalle nuvole” quando si apprende che il mestiere del CRA è burocratico. Penso che chi abbia deciso di intraprendere questa strada si sia informato un minimo in precedenza e sappia che OVVIAMENTE non è un mestiere in cui programmi esperimenti, vai sotto cappa e ti diverti con le PCR.
    Quindi di cosa ci meravigliamo dopo questo articolo? della metafora in sè?Della carta igienica? perchè onestamente dopo averlo letto non ho trovato che la mansione del CRA sia diversa da quella che mi aspettavo…certo che se poi la vuoi paragonare allo steward che porta la carta igienica francamente comincio a pensare che MRgianluca abbia proprio ragione e gli riprendo giustamente la frase :
    non esistono lavori noiosi, l’obbligo di farli ci rivela il contrario!

    Poi mrgianluca mi è ancor più simpatico perchè conclude con la celebre frase di Steve Jobs ai laureandi di Stanford! una frase che accompagna la mia vita dopo aver visto quel filmato…

    Concludo dicendo a chi si è fatto prendere dal panico che il “personale di bordo” non ha meno dignità del pilota e del personale della torre di controllo…e credo che un CRA affermato prenda uno stipendio di gran lunga superiore a quello del Principal Investigator.

  • La Minni

    Antonio Antonio, togliti le fette di salame dagli occhi: i PI prendono BEN di più di un CRA affermato, come dici tu…e fanno solo i medici (nel senso che visitano i pazienti) mentre il CRA gli prepara la pappa pronta, cioè:
    gli indica gli esami clinici fuori range e chiede di definire la loro rilevanza clinica, gli insegna come formulare un rapporto di visita che non faccia orripilare gli auditors per la scarsità delle informazioni, gli smista tutta la montagna di modulistica che gli sponsor si divertono ad inventare, contratta con il personale infermieristico per la compilazione dei suddetti moduli e li sgrida per i vasetti di yoghurt tenuti nel frigorifero insieme al farmaco – NON DITE CHE NON LO AVETE MAI DOVUTO FARE! ecc ecc).
    In base al suo “peso specifico”, il PI presenterà i dati così ottenuti a qualche congresso, sponsorizzato proprio dalla ditta che paga il CRA per fargli raccogliere proprio quei dati.
    Inoltre i PI fanno anche la libera professione che è una notevolissima fonte di guadagno: tu puoi fare la libera professione?
    Con questo non vorrei scoraggiare chi si accinge a fare questa professione, ma va detto onestamente che è un lavoro come un altro, senz’altro meglio che stare ad una catena di montaggio o ad un call center, o a non lavorare del tutto. Però non si può dire in che stiamo esercitando il lavoro più bello del mondo: se ti piace lo è, se no… sarà meglio cercarsene un altro.

  • Federico

    Da come descrive il lavoro La Minni, mi sembra che un CRA debba avere molte più conoscenze e capacità di un hostess e uno stewart, che invece devono più o meno soltanto sapere come si versa la cocacola e come si dice “biscotti” e “salatini” in inglese (adesso spero non venga una delegazione di assistenti di volo a difendere la categoria :-) )
    Quanto meno un CRA deve sapere come si svolge una Ricerca clinica, saper leggere e capire il dossier su un farmaco ecc… E’ un lavoro come un altro? Non è un lavoro che forse consentirà di comprarsi un superattico al centro di Milano, non è come essere professori ordinari, sinceramente però mi sembra un tantino più gratificante e interessante rispetto a lavorare in una farmacia o fare l’informatore e credo anche non sia un lavoro alla portata di tutti.

  • Giovanni

    Caro collega “Un CRA di Milano”, forse prima di intraprendere la carriera nella ricerca clinica, hai idealizzato un pò il mestiere, magari prevedendo retribuzioni da capogiro…la verità è che il CRA è una figura dalle 1000 sfaccettature (come si può leggere dai precedenti commenti) e non può essere identificato “semplicemente” come un assistente di volo. Un BUON Monitor clinico è il fulcro della ricerca clinica e non è un modo di dire!!Deve avere competenze scientifiche per interfacciarsi con i professionisti del settore, prevedere problematiche che possono interferire con lo studio e risolverle in tempo zero, deve addestrare gli sperimentatori a lavorare nella ricerca clinica (che non è fare visite ambulatoriali di routine), deve MOTIVARE lo study team coordinando varie figure professionali indirizzandole verso un unico obiettivo, deve assumersi responsabilità che vanno “oltre” quelle descrritte dalle GCP. Il CRA in tutta la similitudine è l’ARIA in cui viaggiano le informazioni. Un BUON CRA permette al team di viaggiare in “condizioni climatiche favorevoli”. Un BUON CRA è sempre presente, anche se “non si vede”. Un BUON CRA, ripeto, è come l’aria spesso “scontato” ma di particolare importanza VITALE…non solo per i pazienti!!!! Un in bocca al lupo per coloro che vogliono intraprendere questa particolare attività, auguri alle new entry e buon lavoro…a tutti gli altri!! 😉

    • Italo Post author

      Grazie Giovanni per il tuo interessante apporto, e grazie a tutti per essere finora intervenuti.
      ..Pare ho trovato la giusta provocazione per rendervi partecipi di CRAsecrets! :-)

      Secondo me esistono pochi ruoli nella ricerca clinica in cui è necessario avere una professionalità come quella richiesta per essere CRA. E questo è importante. Come dice Giovanni, le nostre mansioni sono ben precise, e al tempo stesso uniche, siamo il fulcro della Ricerca Clinica, nonché gli unici a poter in un certo senso dare delle dritte ai Medici. Siamo noi, con le nostre competenze medico scientifiche, a dire come comportarsi ai Medici, ad insegnare loro le Good Clinical Practice (arduo compito!), a spiegare loro come produrre un source document, e diciamolo, siamo privilegiati rispetto ai nostri colleghi informatori, a non fare noiose file, a poter per certi aspetti dire al medico cosa fare e cosa non fare, cosa scrivere e cosa non scrivere e tanto altro ancora!
      Certo anche noi abbiamo dei compiti noiosi, burocratici, time-consuming, ripetitivi. Ma abbiamo anche numerose soddisfazioni. E questo chi è CRA lo sa. Provare per credere. Infine una considerazione per il “CRA di Milano”.. tutti noi abbiamo momenti di sconforto, tranquillo, vedrai che sono periodi fugaci! 😉
      Continuate ad interagire e a dire la vostra e grazie a tutti,

      Italo

  • Viviana

    si si…forse è vero: noi siamo l’aria in cui viaggia l’aereo.
    Sono un CRA, ma voglio difendere gli assistenti di volo: la loro mansione non è solo quella di saper dire biscotti in inglese, ma di tranquillizzare chi, come me, odia volare ^^ e io li stimo profondamente, perché fanno un lavoro che a me terrorizza!

    buona domenica a tutti!

  • Arianna

    Caro collega “Un CRA di Milano”, ritengo la tua similitudine estremamente riduttiva e poco calzante.
    Secondo me il ruolo del CRA è nella torre di controllo. L’aereo, i piloti e tutto l’equipaggio riescono a far ben poco senza le direttive impartite e coordinate dalla torre di controllo.

  • Antonio

    Salve, anch’io mi appresto ad entrare nel mondo dei CRA. Questa discussione mi è piaciuta tantissimo, perchè mi ha dato comunque delle indicazioni sul tipo di lavoro da espletare, confermando la mia idea.
    Io vengo da esperienza ultraventennale di l’IMS, Product Specialist,Field Clinical Supporter, Key Account Manager, Regional Affairs Manager, ora consulente.
    Superando l’accostamento dei ruoli, credo che tutti i componenti di un team meritino rispetto, trovo l’esempio di similitudine molto calzante ed intelligente.
    Basti pensare che sull’aereo viaggiano persone da trasportare ed assistere, in modo che arrivino sane e salve alla loro destinazione.
    Grazie a tutti.

  • luca

    Bè la risposta è semplice:se nn gli piace il lavoro di CRA è libero di lasciare il posto . Insomma che persona triste , sta facendo un lavoro che nn gli piace!!!!!!! Quando molte persone ( me compreso lo vorrebero… rifare l’assistente di volo). Ciao e grazie.

  • Bonzo

    Anch’io dico la mia. Faccio il CRA da molti anni e secondo me è un lavoro come un altro, come molti altri. Scusate, secondo voi serve la laurea per fare il CRA? Ok, lo impone la legge, ma sono tutte cose che si imparano come si imparano altre mansioni (non ditemi che per confrontare cartella e CRF, o mantenere il l’Inv. File aggiornato, o fare la contabilità del farmaco, o chiamare un helpdesk quando ci sono problemi, o sapere quelle 4 cose che recitano le GCP, ecc. ci vuole la laurea…). Secondo me la similitudine più azzeccata (e qui mi beccherò gli insulti :-)) è che il CRA è come l’operaio esperto e specializzato di un cantiere edile: sì, ovviamente è fondamentale perché senza di lui la casa non si costruisce, è fondamentale perché controlla anche che tutto sia fatto a norma, ma alla fine sempre operaio rimane. Non so, escludendo i freelance, come vi trattano le aziende in cui lavorate? Vi trattano come se foste veramente il fulcro di tutto e assolutamente insostituibili? Vi servono e riveriscono tutto il tempo? Vi danno uno stipendio da favola perché, caspita, siete importantissimi? Oppure vi caricano di lavoro, vi fanno viaggiare come trottole e spesso se ne fregano dei vostri problemi, delle vostre lamentele, o magari anche delle vostre aspirazioni di crescita? (Ovviamente sto esagerando, ma dovrebbe essere chiaro il concetto).
    Bah, vedo molti commenti in cui si sbandiera questa figura chiave del CRA. Che lo è sulla carta, ma non tanto nella pratica.
    L’arma che abbiamo è che tutti quelli con almeno 3 anni di esperienza (e comunque coloro che sono certificati) si rivendono parecchio bene, anche in periodi di crisi, e di certo il lavoro non manca, visto che comunque è ancora relativamente poco conosciuto (vedi le costanti e numerose proposte che si ricevono dai vari recruiters). Ed è proprio questa la caratteristica che dovrebbe spingere tutti coloro che stanno studiando per diventare CRA a continuare a farlo con impegno e costanza.

  • giovanni s.

    Tutto ciò che ho letto dei colleghi è vero ma è anche vero che siamo gli unici che ci possiamo permettere di fare delle belle “Cazziatone” a signori della “Classe Medica”

  • Anna

    Credo fermamente che ogni lavoro sia degno di rispetto perchè, come spesso si dice, il lavoro nobilita l’uomo. Credo anche che, per coloro i quali hanno laurea, dottorato e quant’altro, riuscire a fare un lavoro che permetta di rimanere nell’ambito scientifico, sia, ad oggi, una vera grazia. Nessun lavoro è il più bello del mondo, nessun lavoro alla lunga non stanca… Nella vita tutto serve, tutto si può fare, tutto si può cambiare, basta dare il giusto peso alle cose e cercare di fare il meglio che possiamo in ogni situazione.

  • Elena

    E’ stato molto utile leggere tutti questi commenti, mi sono appena iscritta ad un master che spero mi permetta di accedere alla professione di CRA. Leggere la lettera del CRA di Milano mi ha scioccato!!! per fortuna poi dai vari commenti è emersa una realtà più sfaccettata.
    attualmente sto lavorando in un laboratorio controllo qualità, vorrei chiedere al CRA di Milano: ti piacerebbe invece lavorare su due turni alle dipendenze di un capo la cui competenza è fondata solamente sull’ esperienza, senza prospettiva di crescita ma solo con la certezza di fare le stesse operazioni routinarie per tutta la vita?
    a me no, e dato che il mio lavoro non mi piace sto facendo qualcosa per cambiarlo (in meglio spero!)
    se a te CRA di Milano non piace il tuo lavoro fai altrettanto!! vengo io a fare la hostess al posto tuo

  • Gianluca

    @Italo: Italo, però ancora non capisco perchè quando parli degli informatori, ti riferisci a questi dicendo “i nostri colleghi…”. Senza nulla togliere alla professione dell’informatore, però ricordiamo che la laurea in “informazione scientifica del farmaco” è una laurea TRIENNALE, e che il lavoro dell’informatore, all’atto pratico, consiste per lo più nel piazzare un prodotto, come qualsiasi rappresentante commerciale. Il CRA è innanzitutto specializzato e su quelle che sono le sue mansioni, ne abbiamo già discusso. Insomma, l’uso del termine “colleghi” un po’ mi fa storcere il naso, sarebbe come se un medico dicesse “i miei colleghi fisioterapisti”. Sarà che vengo da una laurea in CTF e in facoltà certi paragoni e antagonismi erano sotto gli occhi di tutti, nel senso che era palese la differenza nel livello di difficoltà tra gli esami di fisiologia o chimica farmaceutica che davano loro di ISF e quelli che sudavamo noi di CTF o Farmacia.
    Spero di non aver offeso nessuno e premetto che sto ancora studiando per diventare CRA, però a parte che entrambi lavoriamo per un azienda farmaceutica e viaggiamo, altre similitudini col lavoro di Informatore non le trovo.

  • Antonio

    Ok Gianluca, ma…c’era bisogno di sprecare un commento per una cosa del genere?
    Io sono biotecnologo e conosco la rivalità con i biologi, ma sono pur sempre colleghi..così come lo sono architetti/ingegneri edili; chimici/ctf.
    Poi ognuno ha il suo ruolo specifico, ma non per questo a mio avviso è opportuno puntualizzare la difficoltà degli esami e il numero di anni spesi in studio.

  • Gianluca

    Non è che volevo focalizzarmi sul numero di esami e la difficoltà, però è anche giusto dare a Cesare quel che è di Cesare. Un chimico può dirsi collega di un farmacista, un ingegnere edile di un architetto. Se però vogliamo essere onesti con noi stessi, NON lo sono colleghi un infermiere e un medico, un tecnico di laboratorio e un Biotecnologo specialista e in questo caso un Informatore scentifico o erborista, con un Clinical monitor. Mi scuso per l’off-topic, ma lo spunto per questa riflessione l’ho trovato qui :-)

  • enrica

    ciao a tutti..volevo rivolgere questa domanda a tutte le donne che sono CRA…come vi siete trovate a concigliar questo lavoro fatto di viaggi e la famiglia?…perchè credo sia molto difficile e visto vorrei intraprender pure io questo mestiere vorrei cosi’ farmi un’idea di come potrebbe esser la vita di una CRA e la gestione della propria famiglia..grazie in anticipo per le risposte..

  • BARBARA

    Mi é piaciuta questa discussione….io sto piú con quelli che definiscono i CRA i controllori di volo, perché mi sembra che abbiano piú a che fare con l’oganizzazione di tutte le fasi, in aria come in terra.
    Non sono d’accordo sull’affiancare CRA e informatori scentifici per il semplice fatto che i CRA hanno molte piú possibilitá di carriera, c’é un ampio ventaglio a disposizione cosa che gli informatori non hanno…forse anche perché uno l’informatore tende a farlo solo per un periodo come trampolino per altre cose mentre nella figura del CRA evolve e si specializza con l’esperienza. Chiudo dicendo che sarebbe il massimo se anche gli stipendi fossero come quelli dei controllori di volo!!! =)

  • Antonio

    Ok, ora però siccome mi avete fatto nascere la curiosità, mi piacerebbe sapere qual’è lo stipendio base di un CRA che comincia il suo mestiere.
    Ovvio, non voglio i vostri dettagli, ma solo sapere in media quali sono le cifre.

  • Giorgia

    Ciao, sono neolaureata in farmacia e la mia più grande aspirazione è quella di trovare lavoro come CRA.
    Ho individuato il master di firenze tra i migliori (meglio di Roma e Milano) e volevo sapere notizie sui criteri di selezione oltre che alcune dritte si qualcosa da ripetere in vista del colloquio.
    Spero vivamente che il lavoro non sia come alcuni di voi hanno descritto.
    Passando al concreto, volevo chiedervi quali sono gli obiettivi di carriera (cioè i vari gradi della carriera di un CRA, dal primo impiego in poi), e quali sono gli stipendi medi.
    Grazie anticipatamente a tutti

  • Gianluca

    Ciao!
    Fermo restando che trovi in questo blog una lunga discussuone sul Master di Firenze, alla sezione “formazione”, ti posso dire che io ho partecipato l’anno scorso alle selezioni e sono rimasto molto deluso, perchè dei 15 posti promessi dal bando ne hanno assegnati solo 5 (e le selezioni erano a pagamento). Il colloquio durava circa 6-7 minuti, a me hanno chiesto prima di parlare di me, poi della mia tesi di laurea, dopo cosa sapessi del lavoro del CRA, e che caratteristiche secondo me deve avere. Poi come giudico il mio livello di inglese e infine mi hanno fatto tradurre 10 righe da un articolo scientifico in inglese sul tumore all’esofago. Fine. Effettivamente però credo sia un buon Master visto che prevede un anno di stage ben retribuito con allogio. Gli stipendi non li so perchè anch’io sono neolaureato, però “si dice” dai 20 000 ai 40 000 euro l’anno, anche se penso e spero che col tempo si possa fare carriera e ricoprire altri ruoli, diventare ad esempio Clinical project leader.

  • Giorgia

    @Gianluca: quante persone eravate l’anno scorso?
    Lo riprovi quest’anno?
    Sai in base a cosa sono state scelte queste 5 persone lo scorso anno?cosa avevano in più rispetto agli altri?
    Grazie ed in bocca al lupo per tutto

  • Antonio

    Uno stipendio medio lordo annuo di 20000-40000 euro è veramente ottimo! Ma io a sto punto mi chiedo è soltanto la “passione” che impedisce ai ricercatori di mollare tutto e mettersi a fare qualcosa di più redditizio?
    Io più vado avanti e più mi chiedo come sia possibile persistere nel fare ricerca in un paese come il nostro con questi stipendi da fame tipo 900 euro al mese…boh!

  • Gianluca

    @Giorgia: No, non lo riprovo. Eravamo in 58. Non so in base a cosa sono stati scelti e cosa avessero in più degli altri, uno degli ammessi aveva sui 40 anni, però altri 2 erano del ’85 e ’86 percui, vista l’età, non penso avessero chissà quanti e quali titoli o esperienza.

  • Gianluca

    Volevo fare una domanda a chi già lavora come CRA o nella Ricerca clinica: un CRA, nell’ipotesi di crescita di carriera, può diventare Clinical Research scientist?

  • Marialessandra

    Per Giorgia: sai se è stato attivato lo stesso master anche per quest anno? è uscito il bando?perchè non riesco a trovarlo

  • Marialessandra

    per gianluca: scusami sai quali aziende sono state indicate per lo stage? e quanto era retribuito?

  • Pingback: Gli articoli piu’ letti nel 2012 | CRAsecrets.com

Comments are closed.