Aderenza alla terapia: un paradosso sanitario che può riflettersi anche sui Trial Clinici

Un articolo di Repubblica del 1 settembre a firma di Michele Bocci riporta i dati dell’ultimo rapporto Osmed stilato da AIFA sul consumo farmaceutico. Emerge un quadro forse inatteso per i non addetti ai lavori: nonostante le campagne di informazione, la maggior quantità di nozioni disponibili e, a volte, anche una dannosa pratica consumistica che spinge all’acquisto di farmaci di cui in realtà non si necessita, la maggior parte degli italiani non segue le terapie prescritte o le interrompe senza consultarsi con il medico.

La mancata aderenza alle terapie emerge chiaramente dai dati relativi alle principali terapie prescritte nel nostro Paese. Circa il 45% di chi necessita di una terapia per malattie cardiovascolari la disattende, così come più della metà degli affetti da depressione o da ipercolesterolemia. Circa il 38% degli italiani affetti da diabete mellito non segue la terapia farmacologica. Il fenomeno è ovviamente più evidente nel caso di malattie croniche e pazienti anziani poli-trattati.

Le conseguenze di una scarsa compliance sono immaginabili: ricadute e sofferenze per i diretti interessati e maggiori spese per il sistema sanitario. Come testimonia un editoriale dell’American Journal of Medicine, citato anche da Repubblica, il problema è sentito a livello internazionale. Il Dott. Alpert dell’Università dell’Arizona riporta un paradigma ormai assodato: più farmaci vengono prescritti ad un paziente, maggiore è la probabilità di scarsa aderenza terapeutica. L’aderenza terapeutica per un paziente che assume un farmaco una volta al giorno è dell’80% negli USA, ma scende rapidamente al 50% se viene prescritta una terapia che prevede 4 assunzioni al giorno. Risulta chiaro come in questa categoria rientrino i soggetti anziani, soprattutto con problemi di vista e demenza a vari stadi. Traducendo le percentuali di non aderenza in costi economici, si parla negli Stati Uniti di una cifra vicina ai 100 miliardi di dollari.

Ovviamente c’è un altro aspetto da considerare, quello che al grande pubblico risulta più sfuggente: poiché gli anziani sono la popolazione in maggiore crescita, saranno anche una popolazione sempre più considerata nei trial clinici, così come indicato anche dall’EMA. L’aderenza di questi pazienti alla terapia è una delle variabili più difficili da mantenere sotto controllo in un trial clinico. Le cause sono svariate: mancanza di fiducia nel nuovo trattamento, timore delle ADR, difficoltà concernenti il packaging, il dosaggio e la forma farmaceutica del prodotto in studio. Ciò apre interessanti scenari per il futuro della R&D di farmaci destinati al paziente anziano.

Fonti:

“Sono malato ma non mi curo”: così gli italiani tradiscono i medici di MICHELE BOCCI, Repubblica del 1 settembre 2015;
Alpert, J.S. Compliance/Adherence to Physician-advised Diagnostic and Therapeutic Strategies. The American Journal of Medicine, Vol. 127, No 8, August 2014.
Rapporto OsMed gennaio-settembre 2014
Wahlich et al. Meeting commentary—“Medicines for older adults: Learning from practice to develop patient centric drug products”. International Journal of Pharmaceutics 456 (2013) 251–257.
EMA, 2006. Adequacy of guidance on the elderly regarding medicinal products for human use (accessed 23.04.13). EMEA/498920/2006.
Cerreta, F., Eichler, H-G., Rasi, G., 2012. Drug policy for an aging population—The European Medicines Agency’s geriatric medicines strategy. N. Engl. J. Med. 367 (21), 1972–1974